Pieni poteri. Ricordate l’estemporanea battuta ad effetto di Matteo Salvini sui “pieni poteri”? Scatenò un putiferio tra le anime belle delle vestali della democrazia incompiuta. L’altro Matteo, l’ex premier Renzi, ne fece il vessillo per smontare l’innaturale abbraccio tra Lega e Cinquestelle. Una mostruosità parapopulista. Grazie all’improvvida uscita del leader leghista sulla spiaggia del Papeete beach di Milano Marittima, quel governo fu disarcionato nel pieno della calda estate di un anno fa. Al suo posto nacque la versione giallorossa del Conte bis. Un’altra mostruosità. Ebbene, alla luce dell’annunciata proroga al 31 dicembre dello stato di emergenza da Covid-19 è lecito porsi la domanda: che differenza c’è tra i “pieni poteri” evocati da Salvini, quando era al governo, e i pieni poteri che, di fatto, da quando è scoppiata la pandemia, si stanno concentrando su Palazzo Chigi, riducendo il Parlamento ad una sorta di inutile orpello, buono solo a ratificare le decisioni dell’esecutivo?
A noi pare che la differenza sostanziale sia solo nel fatto che il primo, Salvini, esprimeva una opinione, il desiderio, forse azzardato, di una riforma istituzionale che mettesse un po’ d’ordine nel ginepraio delle incongruenze e delle molteplici competenze e autorità che si frappongono e rallentano, spesso, le decisioni: una sorta di regolazione del cosiddetto “stato di eccezione” che, guarda caso, è previsto nelle Costituzioni di molti Stati democratici, tranne che nel nostro; il secondo, invece, pur criticando a suo tempo l’uscita del leader leghista, sta adottando misure che, nel concreto, prefigurano l’esercizio dei pieni poteri, senza che vi sia uno straccio di norma che lo consenta, e senza che nessuno lo abbia autorizzato.
Insomma, il premier Conte si sta man mano prendendo poteri che non gli competono, facendo strame della Costituzione, della pratica democratica e di ogni residuo buon senso.
A rilevarlo, con nota raffinatezza giuridica, è Sabino Cassese il quale, sul Corriere, spiega come, perché venga dichiarato o prorogato uno stato di emergenza, “non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza”. Non solo. Il giudice emerito della Corte Costituzionale ed ex ministro smonta la tesi del premier secondo il quale la proroga della emergenza sarebbe soltanto un modo preventivo di creare le migliori condizioni per intervenire tempestivamente, ove la pandemia dovesse ripresentarsi in maniera virulenta in autunno. Esistono norme sulla Protezione civile, ricorda il giurista, che consentono di agire con la velocità richiesta senza dover snaturare il diritto e, cosa ancor più grave, senza minare il delicato equilibrio che è alla base del corretto rapporto tra potere legislativo e potere esecutivo.
Nel nostro ordinamento le autorità amministrative possono assumere ordinanze contingibili e urgenti, ove, appunto, ricorra l’urgenza e una volta fissato il termine di durata del provvedimento adottato. Il governo può intervenire con decreti, suscettibili di successiva approvazione parlamentare. In definitiva, il Costituente, anche se non ha espressamente previsto lo “stato di eccezione”, così come configurato in altri ordinamenti, ha introdotto utili accorgimenti per far fronte all’urgenza, quando l’urgenza si mostra palese e attuale, e non semplicemente immaginata in futuro.
Abusare dell’emergenza non può diventare una regola. Questo è il punto. E Conte ne sta abusando, come non è mai accaduto in passato. Il ripetuto ricorso ai Dpcm nel pieno della pandemia ne ha rappresentato il prodromo. La conseguenza è che si sta creando un sistema di poteri in testa al capo del governo che odora di autoritarismo privo di autorità, di arroganza spicciola in barba al rispetto del ruolo del Parlamento e delle opposizioni. Una sorta di oligarchia tecnopolitica, tra virologi, tecnici e pezzi di Stato.
Pensare che queste forme di governo, avulse da un contesto di pieno rispetto delle prerogative non solo parlamentari, ma anche della Corte costituzionale e della presidenza della Repubblica, non possano, alla lunga, incidere sulla società, sarebbe un errore micidiale. Il modo subdolo nel maneggiare una materia così delicata e complessa, probabilmente mette Conte al riparo dalle Forche Caudine di un voto parlamentare sempre precario e mai scontato, data l’esiguità numerica dei rapporti di forza esistenti in quella sede, ma certo è foriera di danni ancor più pesanti per l’intero Paese. Altro che “pieni poteri” evocati, un’estate fa, al Papeete.