Sta dilagando in questi ultimi tempi il fenomeno delle “Sardine”. Si dichiarano “apolitici”, “apartitici”, ma cantano “Bella ciao” e si dicono contro Salvini e il sovranismo-populista. Basterebbe questo per dimostrare che proprio “apolitici” non sono. Il loro “Bella ciao” non è inteso come un canto “inclusivo” dove sinistra e destra possono riconoscersi. Quel canto, è scontato, deve rappresentare “una sola parte”, avversa a tutto ciò che loro indicano unilateralmente come “fascista”.

I fondatori di questo “movimento” (se così si può chiamarlo), giurano che si tratti di un’idea spontanea, nata sui social e poi tradotta sulle piazze. Può darsi. Ma a prima vista, così non sembra, e dietro a questi ragazzi (anche se spesso parliamo di persone sui 30 anni), appare l’ombra di qualche manovratore politico di sinistra. Gli avversari de “Le Sardine” (politici e giornalisti di Centrodestra), per il momento sembrano optare per un atteggiamento di sufficienza, un po’ li ignorano e un po’ li deridono, basti vedere come TV e certa stampa ne parla. Non è un’impresa ardua, considerando che basta sentir parlare alcuni di questi sedicenti contestatori del nulla per farsi cadere le braccia. Non hanno un che minimo progetto politico, sociale o culturale, men che meno (per fortuna) velleità rivoluzionarie. Poche idee e confuse.

Il fatto però che siano “il niente”, non significa automaticamente che non possano produrre effetti nocivi e, ignorarli e deriderli potrebbe risultare controproducente. A gennaio si terranno le elezioni in Emilia Romagna e se il Centrosinistra dovesse andare sotto, non solo perderebbe il suo feudo rosso storico, ma il governo Conte 2, rischierebbe di cadere, facendo precipitare il Paese a elezioni anticipate che il Centrodestra vincerebbe a mani basse. È qualcosa che “a sinistra” non possono permettersi, anche perché l’ipotetica nuova “maggioranza sovranista”, potrebbe eleggersi il prossimo inquilino del Quirinale. Di fronte a questo rischio, “a sinistra” si giocano tutto fino alla fine. “Le Sardine” sono l’ennesima paccottiglia radical-chic, ma è pericoloso sottovalutarli. Anche i figli dei fiori o i Sessantottini all’inizio venivano ignorati e derisi e poi abbiamo visto com’è andata a finire. Si dirà che quelle erano “avanguardie” e che non possono essere paragonate a questi fenomeni odierni. Vero. Però anche il Movimento 5 stelle non era “avanguardia”, era ed è “il niente”; nato con un Vaffa-day, qual movimento divulgato sui social si è rovesciato sulle piazze, esiste da dieci anni, e anche se sembra destinato a sparire perdendo vagonate di voti, era arrivato a diventare primo partito in Italia, e ha fatto e sta facendo danni enormi al Paese.

Ed è proprio dalla crisi del movimento pentastellatto (e dall’incapacità del Partito Democratico di sottrarne i consensi) che nascono “Le Sardine”, con il tentativo di rivitalizzare il movimentismo protestatario a senso unico. Come reazione alle Sardine, è nato in questi giorni un movimento contrapposto di tendenza sovranista, autodefinitosi “I Pinguini” un movimento che nasce anch’esso sui social e che in pochi giorni ha superato i 150mila membri, e non sembra accennare a fermarsi. Io lo osservo perplesso: la politica che un tempo vedeva contrapposti grandi leader come Almirante e Berlinguer, scade nel battibecco tra “sardine” e “pinguini”; avvilente. E basta dare un’occhiata al gruppo social dei Pinguini per farsi un’idea del livello infimo, con persone che litigano tra loro, e che pubblicano a valanga commenti di una superficialità desolante. Sarà questo il futuro della politica?

I social sembrano lo specchio del livello medio della società, e d’altro canto, gran parte del successo di Salvini e della Lega è dovuta anche al modo spregiudicato di usare i social, alle sue discutibili felpe, agli slogan retorici, ai selfie compulsivi, ai video, e a idee bislacche e trash come i “Vinci Salvini”; un becerume indegno che ci da l’idea della decadenza della politica e della “società civile”. Tuttavia non si può negare che in termini di visibilità e consenso la strategia abbia funzionato. Non mi piace, ma oggi è questa la “politica spettacolo”. I Pinguini stanno già facendo parlare giornali e TV:  il suo leader fondatore, Leonardo Cisari, è un libero professionista e ha già registrato il logo del movimento. In un’intervista dichiara di avere una formazione politico-culturale vicina alla “destra sociale”, pur astenendosi dal voto da anni, disgustato dalla politica, e avverte di essere pronto a portare “I Pinguini” in piazza. L’obiettivo è quindi non lasciare social e piazze alle sinistre.

Che dire? “Ha da passà ‘a nuttata” direbbe il grande Eduardo De Filippo. Posso solo ipotizzare che pur nella loro astrusità, “Le Sardine” possano essere funzionali al progetto dei poteri forti di preservare le forze di governo contro gli interessi nazionali, e quindi, funzionali anche alla “sospensione democratica” che è in atto da tempo. Perciò Posso cito il pensiero teorico di Curzio Malaparte ancora attuale di “Tecnica del colpo di Stato”, dov’egli spiegava che per neutralizzare un tentativo di “golpe”, occorre muoversi sullo stesso terreno ma in senso opposto. Malaparte lo scrisse per indicare i sintomi di una democrazia in pericolo e come muoversi per difenderla.

Se Sardine e Pinguini continueranno nei loro intenti, la stampa non potrà ignorarli, ma c’è una profonda differenza tra Sardine e Pinguini: i primi scendono in piazza, non contro il governo (come solitamente deve fare il dissenso), bensì, contro le opposizioni, nel tentativo di influenzare gli elettori, viceversa “I Pinguini”, stanno pensando di scendere in piazza contro questa Europa e questa globalizzazione, sognando un’Europa diversa, e cercando di difendere il diritto delle opposizioni di contestare l’esecutivo e di concorrere liberamente al voto. È una differenza di non poco conto, perché manifestare contro le opposizioni, è tipico dei regimi, manifestare contro chi governa, è un diritto previsto dalla Costituzione.