Il trasporto marittimo è la nuova frontiera è la nuova frontiera dei pirati informatici: porti e navi sono sempre più connessi e quindi vulnerabili agli attacchi hacker. L’associazione degli armatori della Danimarca ha pubblicato un sondaggio allarmante: il 69% degli intervistati – la quasi totalità degli operatori danesi – ha ammesso di aver subito almeno un attacco informatico nel corso del 2017. Il più noto è stato messo a segno bloccando il sistema del colosso dello shipping Maersk. Il primo armatore al mondo si è svegliato un giorno di giugno con i sistemi inaccessibili e con l’operatività dei terminal automatizzati gravemente compromessa. L’emergenza è durata pochi giorni, ma il costo è stato altissimo: l’attacco, avvenuto a fine giugno, è costato 300 milioni al colosso danese ed ha impattato negativamente sui conti del gruppo. È stato solo il caso più eclatante. I pirati informatici popolano anche gli incubi dei manager danesi: sempre secondo il sondaggio più del 40% degli operatori teme di essere colpito anche quest’anno da un grave attacco. È per questo che la grande maggioranza degli armatori danesi ha deciso di spendere di più per rafforzare le difese dei propri sistemi informatici. Il problema non è solo dei danesi e non appartiene solo allo shipping: nel mondo nel 2019 il costo del cyber crime arriverà a superare i 2 mila miliardi di dollari. Ad ogni azienda la difesa dagli assalti costerà quasi 12 milioni di dollari.

Cala, sebbene di poco, la “pirateria” tradizionale: dalle operazioni di scorta condotte con navi da guerra, all’inflessibilità dimostrata dai tribunali nel condannare i colpevoli, la vita dei pirati è diventata sempre più dura.

Nel 1995 erano stati 188 gli attacchi dei pirati che partiti dalle coste con le loro imbarcazione, erano riusciti – o avevano almeno provato seriamente – a conquistare una nave e il carico che si trovava a bordo. Nel 2017 sono stati “solamente” 180 gli episodi segnalati, stando al report dell’International Maritime Bureau (Imb). È una notizia positiva, ma ci sono mari che rimangono ancora molto pericolosi per la navigazione. Nelle acque della Nigeria ad esempio il calo degli attacchi è stato registrato grazie all’azione energica del governo, ma nel 2017 sono state abbordate 36 navi e sono stati rapiti a scopo di riscatto, 65 tra marinai e ufficiali. In Somalia gli incidenti sono stati nove, in leggero aumento rispetto all’anno scorso e più violenti: in un assalto è stato utilizzato anche un lanciarazzi che per fortuna ha mancato il bersaglio.

Fonte The Medi Telegraph