Mentre si è aperto il carosello dei contatti “ tra le sinistre” con la riapparizione degli ex – rottamati , ora più presuntuosi ed inconcludenti che mai, arruolati da Renzi nella prospettiva di un listone unico alla Camera ed una vera e propria coalizione al Senato, Berlusconi , non più impegnato nella campagna acquisti calcistica, pare dedicarsi al recupero e all’acquisizione di parlamentari, schierati finora diversamente, non nuovi quindi e soprattutto non freschi per le numerose trasmigrazioni compiute.

E’ stata poi raccolta e riportata una bruciante affermazione da non disperdere del climatologo Franco Prodi. Ha detto di sperare nel rientro al governo del fratello, auspicando inoltre che “Renzi si decida a fare il garzone, l’apprendista per qualche anno”. L’auspicio è centrato per un ruolo a tempo indefinito.

Ma la situazione dopo la rissa al Senato nella discussione per lo ius soli è tutt’altro che tranquilla. L’accelerazione impressa , dopo mesi di congelamento, dal PD dovrebbe far comprendere a Berlusconi e dimostra per gli avversari autentici della sinistra (Lega e FdI) l’obiettivo del movimento del Nazareno, di nuovo in vesti “dure e pure”, trinariciute, sull’impressione da suscitare in vista dei ballottaggi, con i consensi da recuperare dall’estrema e da convertire in appoggi per i candidati Sindaci in lizza.

Tutta questa manovra, lampante e palmare, ha avuto luogo senza interventi incisivi, convinti ed impegnativi delle donne e degli uomini del Cavaliere, fatta eccezione per due soli senatori, la cui origine è a tutti nota e da tutti risaputa, Gasparri ed Aracri.

Il commento sull’argomento espresso sul “Corriere della Sera” si rivela sin dalle righe di avvio (“le intemperanze leghiste al Senato (in sincronia con quelle dei gruppuscoli dell’ultradestra [vivi e polemici a dispetto di Berlusconi] fuori del palazzo”), irritante, aprioristico, tutt’altro che lucido e principalmente lontano da analisi comparate con le leggi di forte impatto emozionale sull’opinione pubblica, sottoposte anche a referendum, nel corso degli anni sfrondate, snellite e soprattutto alleggerite. Il riferimento ai due provvedimenti del divorzio, ora “mordi e fuggi”, e dell’aborto libero ed incondizionato, è aperto, scontato ed inevitabile.

L’autore dell’articolo è arrivato bellamente a cimentarsi anche nel riconoscimento “di non incomprensibili timori”, agitati dai leghisti e dai neofascisti, ma nella conclusione ha toccato il culmine di una valutazione, appunto conformista, banale, strumentale e carica di angosciosi e sottodimensionati contenuti: “Considerare compatrioti , come facciamo adesso in virtù del diritto di sangue , quei figli di italiani che magari non hanno mai messo mai piede in patria, e stranieri questi figli d’Italia che ci siamo cresciuti, trasmettendo loro le nostre leggi e la nostra cultura, beh, quella sì sarebbe la ricetta del risentimento futuro: un piatto che faremmo ancora in tempo ad evitare”.

Il sangue è sempre il sangue e rappresenta un legame ineliminabile ed indissolubile, la crescita è invece dato fragile ed accantonabile se l’educazione, la preparazione e la lezione culturale non sono realizzate sull’osservanza completa e non frazionata e superficiale dei diritti e degli inscindibili doveri e dell’altrettanto inseparabili tradizioni nazionali, sistematicamente per incompatibilità ideologica calpestate e vilipese dalle sinistre.