Già al momento dell’elezione di Pisapia a Sindaco di Milano non era necessaria molta immaginazione per scoprire che l’euforia rosso-arancione non avrebbe prodotto un bel fico secco.

Se pensiamo poi a quanta brava gente s’era bevuta quei contorcimenti falso-moralisti, ci sarebbe pure da farsi quattro risate ma dal momento che quei pruriti si sono rivelati un disastro collettivo, non è possibile abbozzare neppure un sorriso.

Soprattutto ora che il Pisa, schiacciato dalle sue responsabilità, ha languidamente annunciato con oltre un anno di anticipo di non volersi più ricandidare a Sindaco di Milano.

Dopo essere riuscito nella missione pressoché impossibile di distruggere letteralmente la città, in perfetto stile falce e caviale, al posto di misurare il gradimento del suo operato e coerentemente cercare di proseguire, abbandona il campo dandosela a gambe levate. Di fatto ha palesato il suo fallimento ed il fallimento di quel pugnetto di mezze calzette che hanno collaborato con lui a questa indigestione di incapacità.

Solo ieri, per esempio, si è saputo che l’unica opera infrastrutturale in capo al Comune che avrebbe dovuto collegare lo svincolo di via Stephenson e via Eritrea con le autostrade dirette ai padiglioni EXPO subirà un ritardo di circa 3 mesi e sarà pronto solo al luglio.

Un flop colossale che per altro con un interminabile cantiere ha già messo a dura prova le attività industriali e di trasporto dell’area.

In Foro Bonaparte un mini cantiere per la sostituzione di uno spicchio di pavè sta letteralmente mettendo in ginocchio la zona creando disagi e ritardi a tutta la circolazione viaria.

Solo l’altro ieri la Giunta Albertini in pochi anni inaugurava tre depuratori, un inceneritore, rimodernava le strutture della Scala, costruiva a tempo di record il teatro Arcimboldi, riqualificava numerosi parchi tra cui Solari ed il parco delle Cave oltre ad avviare una ben coordinata azione manutentiva di case popolari e delle strade.

…. E vogliamo parlare della lentezza esasperante dei cantieri sparsi in città tra cui emerge quello della Darsena che malgrado le rassicurazioni dell’Assessora Carmela Rozza rimane ancora una voragine senza speranze.

Dunque a questo punto di cosa potrà mai vantarsi il fuggitivo Pisapia quando sarà costretto a tirare le somme del suo fallimento?

1) L’inaugurazione della gay street in via Sammartini;

2) L’introduzione negli asili di un gioco gender che prevede bambini travestiti da bambine e viceversa;

3) Menù vegetariani non solo nelle mense scolastiche ma anche per i clochard con punte di rifiuto pari al 70%;

4) Tasse – sanzioni e tariffe più alte d’Italia;

5) Cancellazione di migliaia di posti auto oltre all’abbattimento di migliaia di piante;

Ma le sue perle più eclatanti restano i favoritismi illuminati a Rom – Sinti, centri sociali ed islamisti vari. Addio senza rimpianti.