Nell’editoriale “Regioni prese in giro, Autonomia poco speciale”  Ferruccio de Bortoli sfodera una adesione alle tesi /pretese delle regioni autonomistiche, per ora soltanto ma presto, come è naturale sia, imitate, a dir poco stupefacente e immotivata.

   Due espressioni di Salvini e di Conte, raccolte dal giornalista, sono cruciali, compromettenti ed eloquenti. Il vicepresidente del Consiglio ritiene che la legge applicativa del referendum, sostenuta in Lombardia con un’affluenza alle urne del 39% degli aventi diritto (una cifra del tutto scadente) e nel Veneto con una presenza appena meno misera (57%), produrrà un Paese “più unito nella diversità”, un abbinamento di termini solo apparentemente magico e risolutivo. Il “premier” di fronte ai vagiti di autonomismo, provenienti dal Piemonte, dalla Liguria, dalla  Toscana e dalle Marche, in un sussulto di logica, quasi incredibile, si è posto come “garante della coesione nazionale”. Con la devoluzione, reclamata e pretesa per un’Italia “in pillole”, verrebbero decentrati alle tre regioni (alle due, come è risaputo, si è unita senza ascoltare i cittadini l’Emilia), quattro servizi essenziali , quali scuola, ambiente, lavoro e salute.

   Avrebbero una gestione dai risvolti inediti, tali da suscitare giustificate preoccupazioni. Ad  esempio nel campo dell’istruzione quali saranno i programmi, le tematiche toccate, gli impegni operativi?

   Sarà garantito lo studio della lingua e della letteratura italiana e delle lingue classiche e non si opterà con scontato velleitarismo nella cura delle opere degli scrittori vernacolari e dei dialetti locali? Si guarderà all’educazione civica o alla conoscenza degli statuti regionali? Si ripercorrerà la storia nazionale o quella dei diversi Comuni? Si indagherà la geografia dell’intero Paese o quella della area nativa?

   Come ci si muoverà nel settore sanitario, delicato quanto qualificante nelle sue vincolanti ed irrinunziabili implicazioni sociali? Quali linee caratteristiche, obbligatoriamente solidali, saranno seguite nell’ambito del lavori e delle norme relative alle assunzioni? Equilibrio e misura rappresenteranno i connotati della normativa sull’ambiente?

   Anche da posizioni antitetiche è impossibile negare a Salvini coerenza e chiarezza operative. Non ha mai pronunziato la parola “patria” né ha mai affermato e sostenuto di destra, e quindi incredibile, quasi assurdo, lo si possa accusare di doppogiochismo sulla questione del referendum, come ha sostenuto Roberto Maroni, antagonista sconfitto e surclassato.

   Sarebbe opportuna e necessaria, da parte della ministra degli affari regionali, nativa del Veneto, una rivisitazione approfondita ed accurata della storia della sua terra di origine, negli anni postunitari tra quelle con il maggiore numero di emigrati in campo interno, internazionale e intercontinentale. Il Veneto ancora, tanto per intenderci, e nessuno potrà negarlo o sottovalutarlo, ha costruito la propria fortuna economica con le leggi propizie dello Stato unitario e con i provvedimenti assunti a Roma e varati grazie all’interessamento di esponenti politici originari della regione.

   Sabino Cassese si è occupato del tema con un editoriale dal titolo icastico “Le Regioni e i pasticci da evitare”, notando i rischi, le implicazioni e le ripercussioni di ordine fiscale e finanziario. Ha notato poi, con un giudizio del tutto infondato, “il neo-nazionalismo odierno” della Lega , che, abbandonando o negando le proprie radici, perderebbe senso e ragion d’essere.