Si moltiplicano gli annunci e le proposte di intitolazione di vie piazze o, addirittura, monumenti a Stefano Cucchi drammaticamente morto a Roma nel 2009 in seguito a percosse e mancate cure dopo un arresto.
Nessun dubbio che chi si è reso protagonista di abusi o negligenze vada perseguito come merita, però trasformare in eroe o simbolo un giovane sbandato, tossicomane e arrestato in flagranza mentre spacciava mi pare troppo.
Che la sorella Ilaria, dopo aver condotto anni di battaglie legali per la ricerca della verità tenti di tradurre la notorietà acquisita grazie alla vicenda in una qualche visibilità politica è perfettamente comprensibile e quasi giustificabile.
Che qualche scoria in crisi di idee e consensi vi si getti a capofitto un po’ meno.
In questa tragicomica gara Vittorio Sgarbi (nella sua veste nientepopodimeno che Sindaco di Sutri) ha annunciato che dopo Julius Evola e Oriana Fallaci il comune della Tuscia da lui amministrato intitolerà a Cucchi una pubblica strada.
L’intitolatore seriale Sgarbi era già a suo tempo stato preceduto dall’Assemblea capitolina che per bocca di Gianluca Peciola, capogruppo Sel in Campidoglio aveva affermato nel 2014: “a cinque anni dalla sua morte l’intitolazione di una piazza o di una via è un importante riconoscimento da parte dell’Assemblea Capitolina alle battaglie della famiglia per la verità e la giustizia. Quello che è accaduto a Stefano non deve succedere mai più. Nel nostro sistema carcerario devono trovare cittadinanza lo Stato di Diritto e il rispetto dei diritti umani. Questo atto serva da monito a quanti nelle nostre Istituzioni continuano a perpetrare la violenza nei confronti delle persone che sono prese in custodia dallo Stato”.
Anche il PD milanese, per non essere da meno, ha richiesto che vengano dedicati “una via o un monumento della città di Milano a Stefano Cucchi, possibilmente nei pressi del carcere di San Vittore”. Questa proposta, presentata ai primi di ottobre a Palazzo Marino da Alessandro Giugni del PD e firmata anche da altri consiglieri.
Inutile ricordare a questi mestieranti che la Politica, nel suo significato più alto, è cosa diversa dalla sola ricerca di visibilità, semplicemente non sono in grado di comprendere.
Per questo si può solo provare un sentimento di umana pietà per chi si contende la carcassa e il ricordo legato a un cadavere pur di guadagnarsi un rigo nelle cronache.
Almeno gli animali necrofagi, sciacalli o avvoltoi che siano, hanno ricevuto questa funzione dalla natura per ripulire l’ambiente mangiando le carcasse degli animali morti.
I necrofagi della politica si cibano dei morti al solo scopo di sentirsi ancora vivi.
Anche se però si sbagliano, per essersi ridotti a questo, di vivo hanno ormai solo l’apparenza.