Porti chiusi all’immigrazione clandestina. Porte sbarrate agli invitati mai invitati. Basta. l’Italia non può diventare la pattumiera dell’Africa (anzi delle Afriche, il continente nero ha più ritmi e molte sfaccettature…). Un gesto di buon senso e un atto di discontinuità netto con il passato recente.

Noiosa e prevedibile la reazione dei dem (e dintorni) sul caso Aquarius. Offensiva quanto ipocrita la risposta francese (ed europea). Alla fine un gran casino che mette a nudo le contraddizioni dei nostri pseudo alleati, dei vicini troppo vicini.  Sul tavolo vi sono interessi e ambizioni che vanno ben oltre il piccolo campetto della politica nazionale. Al netto dei giochini romani, sulla pelle degli italiani (e anche dei disgraziati illusi dai negrieri d’ogni colore e religione) vi è il grande gioco mediterraneo: risorse, rotte, interessi d’ogni tipo. Soldi, tanti soldi. La geopolitica, la “grande politica”. Con le sue regole, i suoi trabocchetti e le sue sfide.

Come ricordava il buon Hegel, “gli Stati sono mostri freddi” che ragionano e agiscono solo sull’onda dei loro interessi (aperti o celati). Spesso in modo felpato, sempre in modo crudele. Nessuno è buono e ognuno (Macron, Merkel, May, Orban etc,.. ) pensano ai fatti loro, agli equilibri interni, alle alleanze sempre provvisorie. I disperati africani sono solo merce di scambio, affari e motivo di pressione.

Bene ha fatto Salvini ha rompere il gioco, a rovesciare il tavolo, mettendo in crisi l’Europa tutta e, poi, i colleghi di governo pentastellati e i vecchi alleati del centrodestra. Il tema è giusto. Sui rischi dell’invasione persino il Corriere e il Sole 24 ore hanno (cautamente) appoggiato il ministro degli Interni. L’Aquarius è una scommessa rischiosa e, come confermano le elezioni ammistrative, ad oggi vincente.

Restano però delle domande stupidine, stupidine: questo governo giallo-verde, questo strambo impasto carioca, avrà la forza e la compattezza per tenere e vincere questo terribile braccio di ferro con poteri e forze (endogene ed esogene) non sottovalutabili? E poi cosa succede se Conte ha una crisi di nervi o Grillo s’incazza e Di Battista torna dalle vacanze?

Le elezioni a breve rimangono una probabilità seria. Febbraio o marzo. Prima delle europee. Ma, nel frattempo, la Lega diverrà il tanto atteso contenitore sovranista e popolare? Salvini riuscirà a fare il “grande salto” da agitatore a statista? Quali saranno le regole del gioco? E le alleanze? E la destra politica? Domande stupidine ma serie.

Le risposte le avremo solo  vivendo.