In questo tempo e’ triste essere italiani, nonché europei. Mentre il mondo e’ in preda di cambiamenti straordinari, dal dilagare del terrorismo islamico alle migrazioni di massa per fame e per guerre, dallo sconvolgimento di storici equilibri politici, militari ed economici a mutazioni ecologiche del pianeta e strutturali delle società, qui, in Italia e in Europa, ci si azzuffa sui matrimoni omosessuali, sui divorzi brevi, sugli spreed e vanno in scena i Gay Pride, i festival del consumismo tipo Expo, l’usura dei Paesi ricchi su quelli poveri.

L’Europa sembra consistere di sesso e di denaro!
Eppure l’Europa e’ stata per secoli un’idea, un ideale, un’idea-forza classica e cristiana: non tanto un luogo, quanto una civiltà; non tanto un mercato, quanto una cultura; non un eden, ma un’accademia, la ricerca del sapere, non del piacere.
L’Europa e’ stata la storia delle religioni, della filosofia, del diritto, dell’arte, della politica, dell’elevazione culturale e sociale del genere umano. Ha avuto per fine l’emancipazione progressiva dell’uomo da qualsiasi servitù verso la natura, il bisogno, l’ignoranza, la sopraffazione. Il sacro, il vero, il bello, il giusto sono stati i canoni dei singoli e delle collettività. La nozione di Europa, tutt’uno con quella di Occidente, era questa: uomini e popoli consapevoli, liberi, forti, capaci di agire, di combattere, se necessario di morire per difendere se stessi e i propri valori. Così sono nati gli Stati e gl’Imperi che si sono succeduti nel governo delle sue genti. In emulazione più che in contrasto, in competizione piuttosto che in conflitto, spesso in consonanza ed in collaborazione con altre civiltà . Un’Europa, un Occidente, affini e in parte anche tributari delle civiltà e delle culture sviluppatesi nella mitica terra di Mesopotamia, fra il Tigri e l’Eufrate, nella penisola arabica ed in Egitto.
Un’affinità via via cancellata, anzi, rovesciata in ostilità, via via che al profilo classico e cristiano dell’Europa mediterranea e continentale si è sovrapposto quello del capitalismo anglosassone e atlantico. All’Inghilterra ed agli Stati Uniti soprattutto si deve la svolta radicale dei rapporti tra l’Europa, sfumata in generico Occidente, ed il resto del mondo: dal confronto allo scontro, dall’inclusione ed integrazione alla sottomissione ed allo sfruttamento.
I fratelli siamesi del capitalismo, contrabbandato per liberalismo, ne hanno trasferito l’intrinseca struttura predatoria nelle relazioni internazionali, fomentando ovunque divisioni e contrasti, generando guerre, trattati ineguali e rese senza condizioni dove hanno prevalso con le armi o con la finanza. Dal tempo della sconfitta e dissoluzione degli Imperi austroungarico ed ottomano, a quello dell’invasione e dell’annichilimento dell’Iraq, dove principianti la rivolta ideale e terroristica del mondo islamico contro l’Occidente, dunque anche contro l’Europa o, meglio, contro gli Stati dell’Unione Europea, strumento politico e finanziario vassallo del capitalismo senza patria. L’Iraq di Saddam Hussein, ben altro da quello rappresentato dalla propaganda anglosassone, come ho potuto osservare personalmente visitandolo nel pieno dell’embargo decretato dall’ONU negli anni Novanta. E come proverò a raccontarvi nel prossimo articolo.