Mentre continuano, infiniti, i guai di esponenti di Fi con la giustizia (l’ultimo ad essere arrestato è un consigliere comunale di Reggio Emilia) i suggeritori o meglio i “maestri” del “granduca” di Toscana si rendono conto che la riformicchia, detta “Italicum”, è stata approvata con il 57,5% dei suffragi del Senato al plenum e che determinanti sono risultati i voti dei pretoriani del presidente del Milan? Il bambino o meglio il puttino lo lasciamo a lanciare twitter esibizionistici e al solito irritanti, così come trascuriamo la ministra Boschi (silenziosa sulle vicende della banca paterna e degli istituti di credito popolari, che hanno fatto perdere la pazienza, pensate un po’, ad “Avvenire”, di consueto disciplinato ed allineato), impegnata pateticamente a ringraziare le “opposizioni”, come se FI fosse opposizione.

Sul peso avuto dal minestrone berlusconiano nell’esito della votazione a Palazzo Madama, sia “Libero” come “Il Giornale” sorvolano, nel chiaro intento di celare ai lettori, per la massima parte elettori, l’”inciucio”. Il foglio di Belpietro annunzia in un titolo “Il Senato approva l’Italicum, ma il Pd si spacca ancora: in 24 si rifiutano di votare” e nel corpo di un articolo in II pagina laconicamente segnala che “anche tra le fila di Forza Italia ci sono state defezioni al voto”. Meritano segnalazione d’onore e ringraziamento i senatori “eroici” Bonfrisco, Bruni, D’Ambrosio, Liuzzi, Longo, Minzolini, Pagnoncelli, Perrone, Tarquinio e Zizza.

Il presidente del Milan (da tifoso della Lazio il sottoscritto non può che ringraziare la compagine a lui tanto cara) ne ha combinata un’altra delle sue. Non ha “guidato”, meglio sarebbe dire, in nome del suo innato sentimento democratico, “comandato” la delegazione, incontratasi con lo “statista”, preferendo vedere l’altro autocrate da operetta “da solo per poter fare il nome del candidato al Colle senza sentirsi vincolato dai suoi”.

Prima della lode un consiglio alla Meloni: non perda tempo in incontri con il leader desnudo Salvini, lasciandolo ai “gossip” amorosi e alle ubbie leghiste. Largamente positiva e plausibile è l’iniziativa dell’indicazione da parte dei cittadini del possibile presidente della Repubblica, condivisa anche da Storace. Una convergenza su un passaggio politico tanto rilevante, quello del presidenzialismo tradito da FI, deve per forza preludere ad un’intesa più ampia e più decisa. Alla Meloni non può sfuggire che l’obiettivo della soglia al 3% è possibile e non sicuro per FdI e che una riorganizzazione seria ed operativa può (uso caparbiamente l’indicativo e non il condizionale) avere mete ed obiettivi ben superiori a quelli della semplice sopravvivenza, della patetica presenza di “bandiera”. Nell’immediato dopoguerra, punto di riferimento nel voto per i reduci della RSI, fu il raggruppamento dell’”Uomo Qualunque”, che la DC pensò bene di minare e destinare a subitanea scomparsa. Oggi la vicenda in parte si è ripetuta con il movimento di Grillo. Allora ad essere sulla scena erano personaggi, oggi sono individui, pronti a tutto ed aperti a tutto. E’ una farsa squallida e deprimente della democrazia.