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Gran casino a Roma. A sinistra Massimo D’Alema, via Corriere della Sera, annuncia con felpata crudeltà la rottura definitiva con l’odiato fiorentino, anticipando una prossima scissione previa rottura (con la candidatura del fido Bray) sulle amministrative romane. Obiettivo costruire un polo di sinistra-sinistra (con dentro tutti gli incazzati e i rancorosi, persino l’imbarazzante Marino) e far perdere le elezioni al PD. Sulla stessa linea si muovono a Napoli Antonio Bassolino, il grande sconfitto partenopeo, e la Balzani a Milano.

Nell’attesa del disastro annunciato, i renziani annunciano improbabili misure disciplinari e si preparano alla resa dei conti. Appuntamento il 21 in Direzione Nazionale. Non sarà una giornata facile per i fans del bugiardissimo: per quanto acciaccato D’Alema — uomo intelligente e perfido — è un osso duro, durissimo per i dentini dei fans del bugiardissimo.

Uno scenario incredibilmente ottimale per il centrodestra romano. Peccato che da queste parti la situazione sia ai confini del reale. Anzi surreale.

La macchina politica  — un tempo micidiale e vincente — è in panne da tempo e gli autisti, parcheggiati davanti ad inutili gazebo, non trovano più la strada. E litigano tra loro.

Al termine di una serie di giravolte, rinvii, esitazioni e altre giravolte, Salvini — dopo aver chiuso con Casa Pound-Sovranità — ha scaricato anche il duo Bertolaso-Berlusconi e si dice pronto ad appoggiare Francesco Storace aprendo, al tempo stesso, un tentativo di dialogo con i Cinque Stelle: al secondo turno  il leader leghista chiederà ai propri elettori di votare per la candidata del M5S.

Mentre ciò che rimane di Forza Italia (ben poca cosa, rispetto ai fasti passati) resta incardinata su Bertolaso e i Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto e dagli ex Ncd di Idea (Quagliariello-Giovanardi) si sono posizionati da tempo sotto il generoso ombrello di Alfio Marchini, Giorgia Meloni è rimasta incastrata nell’intruglio berlusconiano. Una posizione scomoda, non compresa da gran parte dell’elettorato di riferimento — largamente insofferente verso l’ex cav. e scettico sul suo candidato — e con pesanti ricadute sul clima interno di FdI.

Per uscire dal vicolo cieco e rilanciare la partita su Roma vi è un solo modo: l’impegno diretto di Giorgia per il Campidoglio. Salvini si è già detto d’accordo, Storace potrebbe ripensarci, Berlusconi attende “qualcosa”.

La Meloni esita. È comprensibile, ma questo è il momento di un gesto di coraggio e di lucida, generosa follia. Per Roma, e non solo.