Rileggevo “Le montagne della follia”, l’unico romanzo (insieme al ciclo di Randolph Carter) di H.P. Lovecraft, chiaro ispiratore dei film “La cosa” e “Alien”. Ai primi del ‘900, un gruppo di scienziati è decimato ai margini di una colossale e misteriosa città nell’Antartide. Due compagni degli sventurati si avventurano sulle loro tracce, scoprendo le vestigia della civiltà degli Antichi, sopraffatta cinquanta milioni d’anni fa dai loro servitori, gli informi shoggoth. Il narratore descrive i primi cicli di bassorilievi incontrati come manufatti di suprema qualità artistica; ma, inoltrandosi fra grotte e cunicoli, nota che le incisioni diventano vieppiù grossolane, e vede in ciò il segno d’una decadenza delle civiltà che occupava quella ciclopica megalopoli.
Per un sincronismo, la rilettura di questo brano di Lovecraft (gran conservatore) mi è occorsa in coincidenza con la sceneggiata d’una ufficiale della Marina Militare. Quel “cochon” di Serge Gainsbourg l’avrebbe chiamata “décadanse”: nella caserma di Taranto, una Tenente di Vascello ha coreografato, filmandolo con Tik Tok (un’applicazione per smartphone che furoreggia tra i “millennial”), un balletto con gli allievi, sulle note di “Jerusalema”, canzone-tormentone di questa estate (e a proposito di “décadanse”, molto c’è da scrivere su che segnale di degrado sia, e non è un dettaglio trascurabile ma un importante fenomeno di costume, lo scadimento più che estremo della musica leggera). Una scenetta misera, non degna nemmeno d’un videoclip dei Village People o dei Righeira.
Pronta la reazione da parte dei vertici della Marina, che hanno sanzionato il comportamento della tenente: svilimento dell’immagine del Corpo, uso improprio delle armi (e suona risibile la protesta dell’avvocato dell’ufficiale: erano scariche – tante grazie, il plotone si mostra in armi per dare un’immagine marziale, se poi ci si fa il balletto è l’immagine che va a catafascio, non l’efficacia delle armi). Altrettanto pronta la replica dell’opinione pubblica: è una scena divertente, povera ragazza ha avuto una bella pensata. Il TG3 ha intitolato un servizio “Perché la difendiamo”: eppure, mancavano i perché. A parte le solite banalità: è comunque una donna in carriera, bisogna svecchiare l’immagine delle Forze Armate, e chi si scandalizza è un musone, è retrivo, è medievale, è bigotto, è brutto e cattivo e odia e in quanto tale va odiato. Gente che magari lo scorso anno si è scandalizzata per Salvini al Papeete: come se ci fosse differenza tra un ministro che fa il pirla con le cubiste d’una discoteca su spiaggia, e una ufficiale che fa tacco-punta brandendo, sgraziatamente, la sciabola.
Lo scrivente aveva trovato avvilente Salvini che, col fisico gelatinoso in mostra, festeggiava al Papeete una crisi di governo che gli si sarebbe poi ritorta contro; e trova altrettanto squallido lo spettacolino della tenente di Marina che fa ballare un tormentone estivo a un plotone. Sono frustrato, non mi diverto mai, sono musone e bigotto e soprattutto medievale: ammetto tutto. Non me ne frega niente del parere di chi trova “divertente” il balletto di Madama la Tenente danzereccia. Perché mi diverto con ciò che è davvero divertente: e di conseguenza, sono molto meno musone e frustrato di chi mi dia del bigotto. Noialtri che ci “scandalizziamo” non siamo noiosi e tetri. Lo è chi vuole un mondo di mediocri, senza impegno né carisma, lo è chi fa il facilone, chi dice “cosa sarà mai”, “ma cosa vuoi che sia”.
Noialtri ci entusiasmiamo per ben altri marinai. Teseo Tesei, Durand de la Penne, Fecia di Cossato. Cosa ce ne frega di questa Signorina Nessuno e del suo siparietto: robetta da poco. Noi ci divertiamo con Corto Maltese, voi poveri pirla con Tik Tok. Chi è tetro e noioso, adesso?
Anche Lovecraft è tacciato d’essere ottuso perché conservatore (particolarmente terrificante la prefazione di Roberto Recchioni a un’edizione a fumetti – Star Comics – proprio di “Le montagne della follia”: scriveva candidamente che non gliene importa nulla delle qualità letterarie di Lovecraft, era un criptofascista quindi lo condanna; anzi, in forza di ciò ne condanna anche la statura da romanziere). Però, quando il suo alter-ego scende nell’abisso, si rende conto dalla decadenza artistica, dallo svilimento della forma, che vi è stato un degrado civico, sociale, interiore, umano: nota il segno del passaggio dai creatori di civiltà ai distruttori. Da Tesei, de la Penne e Cossato alla marinaretta che agita la spada.