I fratellini Occhionero non avevano trovato di meglio che battezzarlo, Occhio della Piramide. Non fosse per l’onorata fede massonica avrebbe potuto chiamarsi XKeyscore, Fairview o Dropmire, tanto per citare tre rodati programmi usati dalla Nsa (National Security Agency, l’agenzia americana responsabile dello spionaggio elettronico) per monitorare le comunicazioni dei governi stranieri.

Grazie a quelli e ad altri programmi di sorveglianza e software, come rivelò nel 2013 l’ex tecnico della Cia Edward Snowden, l’America dell’integerrimo Obama ha ficcato naso ed orecchie nel telefonino di Angela Merkel, in quello del segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e di una trentina di altri leader politici stranieri. Tra questi, come raccontò Wikileaks, c’era anche Silvio Berlusconi. Tra il 2008 al 2011 il nostro presidente del Consiglio venne, infatti, accuratamente monitorato dagli spioni americani su ordine di un segretario di Stato Hillary Clinton assai preoccupata per i suoi rapporti con Vladimir Putin. E tanto per non lasciar nulla d’intentato lo «Special Collection Service», della Nsa si premurò di metter sotto controllo anche cellulari e utenze fisse dei principali collaboratori dell’allora premier, come il consigliere per le relazioni internazionali Valentino Valentini, quello per la sicurezza nazionale Bruno Archi e il rappresentante italiano presso la Nato Stefano Stefanini.

Dunque i terminali americani della coppia Occhionero sembrano indicare una strada e un’abitudine già conosciuta. Una strada e un’abitudine utilizzata in precedenza, come raccontò lo Snowden poi riparato a Mosca, non solo per raccogliere informazioni alla vigilia di importanti incontri internazionali, ma anche per sottrarre cruciali segreti a gruppi industriali come Petrobas, la compagnia petrolifera brasiliana considerata determinante, grazie alle particolari competenze nell’ambito delle trivellazioni marine, nell’ambito delle strategie energetiche.

Ma la curiosità dell’America di Obama non si è fermata neppure davanti all’inviolabilità delle residenze diplomatiche visto che, sempre stando ai racconti della talpa Snowden, la Cia contribuì a piazzare i microfoni della Nsa in 80 tra ambasciate e consolati di tutto il mondo. E per capire cosa pensavano e progettavano i capi dell’Unione Europea la Cia e l’Nsa entrarono direttamente nei server e nei computer di Bruxelles monitorando sistematicamente tutte le loro comunicazioni. Ed anche la Francia ha goduto di non poche attenzioni. Non a caso quando Le Monde pubblicò le rivelazioni di Snowden sulle oltre 70 milioni di telefonate di cittadini francesi monitorate nell’arco di soli trenta giorni Obama non poté far a meno di chiamare il presidente Francois Hollande per scusarsi.

Per garantire la conservazione e la disponibilità di questa massa di dati quell’America, in cui sono state convogliate anche le intercettazione messe a segno dai fratellini Occhionero, ha costruito impianti di stoccaggio di grandi dimensioni, come lo Utah Data Center, una struttura di oltre un milione di metri quadri dal costo stimato di 1,5 miliardi di dollari. E per riempire quella struttura sono attivi dal 2010 gli operatori di «Auroragold» l’operazione dell’Nsa progettata e sviluppata, secondo i pochi dati emersi, per penetrare i circuiti di oltre 700 delle circa 985 compagnie telefoniche che gestiscono il traffico dei telefonini su scala globale. Un’operazione che ha bisogno di grandi tecnologie, ma anche di un esercito di operatori reclutati tra liberi professionisti. E proprio per questo i fratellini Occhionero sono, forse, solo la punta di un iceberg assai più vasto.