Razzismo, schiavismo, antisemitismo sono manifestazioni del male connaturato al genere umano. Prescindono da tempi e luoghi, da popoli e culture. Se peschiamo nel mazzo, li troviamo nella Grecia di Platone ed Aristotele, come negli Stati Uniti di Kennedy; nel Medioevo cattolico, che ammetteva la schiavitu’ di infedeli e scismatici, come nell’era dell’illuminismo anglofrancese, alla cui ombra si sviluppò il commercio degli schiavi, in specie “la tratta dei negri”, attivata da Spagnoli e portoghesi fin dal secolo XVI, verso le colonie americane, di cui l’Inghilterra assunse, con la pace di Utrecht, 1713, il monopolio.

Li troviamo nei “progrom”, feroci sollevazioni popolari contro le comunità ebraiche, nella Polonia e nella Russia del sec. XIX, ( la strage di ebrei a Chisindau, Moldavia, 1903), come nello sterminio dei Tutsi per mano degli Hutu in Ruanda, nel 1994,(un milione di Tutsi massacrati in cento giorni: diecimila al giorno, quattrocento ogni ora, sette al minuto). E ancora oggi, in questi nostri tempi conclamati democratici e progressisti, numerose minoranze sono perseguitate in Oriente (i Curdi in Turchia), in Africa (Sudan e Libia), in Europa (Serbia e Bosnia).
Razzismo, schiavismo ed antisemitismo, dunque, non sono attributi peculiari del Nazismo e del Fascismo, non nascono ne’ si estinguono con essi. Sono uno dei tanti aspetti della “banalità del male”, secondo l’espressione di Hannah Arendt.
Discriminazioni razziali non più gravi, certamente meno diffuse, a mio parere, delle discriminazioni sociali, che escludono la stragrande maggioranza delle persone dalla ricchezza, che esse stesse producono, a vantaggio di ristretti circoli di finanzieri, banchieri e politici, proprio nelle società conclamate “templi della democrazia e del progressismo,” in primis Stati Uniti ed Europa occidentale.

Esemplare il caso dell’Italia, in cui la discriminazione sociale ha aspetti particolarmente odiosi, come la pressione fiscale sul lavoro e sul ceto medio, a fronte d’una smisurata e incontrastata evasione fiscale, d’una capillare corruzione, di scandalosi privilegi per l’establishment, politici, magistrati, burocrati, alto clero e sindacati e di una onnipresente criminalità organizzata, mafia, ‘drangheta, camorra, corona unita e via enumerando. Donde una crescente separazione tra cittadini ed istituzioni, una lievitazione dei movimenti di protesta e di ribellione, che non saranno certamente esorcizzati dall’accusa di sovranismo e di fascismo, amplificata dal servilismo mediatico. Come le prossime elezioni dimostreranno.