Un Paese che ha una memoria storica limitata ad una sola data, quella della sconfitta di 70 anni or sono, e’ giusto che non abbia un futuro. Nessuna radice, nessun domani. Ed andrà sempre peggio, con i tentativi di ridurre progressivamente lo studio, a scuola, di tutto ciò che ha fatto grande non solo l’Italia ma pure l’Europa. E non è un caso che anche i cerebrolesi ministri francesi stiano tentando di eliminare lo studio del greco e del latino. Perché studiando il latino e la storia di Roma c’è il rischio che qualcuno scorta le analogie con la situazione attuale.

L’invasione di clandestini assomiglia sempre di più alle invasioni barbariche che misero fine all’impero romano ed alla civiltà romana. Un potere centrale imbelle, corrotto, una popolazione di debosciati che affidava agli altri la propria difesa, un cristianesimo che minava dalle fondamenta la cultura e le leggi dell’impero. La religione monoteista, dell’intolleranza, aveva cancellato il politeismo aperto, tollerante, in grado di coinvolgere gli dei delle popolazioni dell’impero. Distrugge la cultura imperiale per ripartire, secoli dopo, con l’imperialismo che è cosa del tutto diversa. Intanto i barbari premevano, entravano, dominavano. Distruggendo monumenti, così come – non andrebbe dimenticato – avevano già fatto i monoteisti cristiani, per cancellare la memoria delle divinità del passato.

Qualcuno nota similitudini con la situazione attuale o con quella che ci stanno preparando? Una differenza, indubbiamente, esiste. Noi non viviamo nell’impero, ma in un Paese senza passato, perché ha preferito cancellarlo. Un Paese che sopravvive nel quotidiano, incapace di sognare un futuro che non sia quello della sottomissione. Sperando solo che i nuovi padroni, i nuovi barbari, non siano i tagliagole dell’Isis ma gli eredi dei grandi architetti dell’Andalusia e della Sicilia araba. Ma chi vive sperando, spesso muore disperato