Opifico

 

 

 

A volte per raggiungere il cuore del problema, bisogna analizzarlo esteriormente. E’ una delle campagne elettorali per la guida della città di Milano, che meno appassiona i cittadini. Stefano Parisi (l’ometto che teme i “fascisti” nelle liste che lo sostengono…) e Giuseppe Sala, fanno rimpiangere i camaleonti dell’equilibrismo impalpabile. Il super “city manager” imposto da Berlusconi con il bene placido di quasi tutto lo schieramento di centro-destra, non convince. L’aplomb della “rivoluzione meritocratica” ha la stessa valenza, del trotterellare nel suo recente passato da un appello in burocratese, alle investiture manageriali: la direzione generale di Confindustia concessagli da Antonio Damato dall’anno 2000 al 2004, passando indenne tutte le insidie dello scandalo Fastweb-Telecom del 2007, per approdare poi alla presidenza di Chili Tv. Il tutto, denota quanto sia lunga la lista dei miracolati del Cavaliere di Arcore e l’incombere di una fine certa, nella carriera come in politica, che attende solo l’avvio di un nuovo corso. Tutti sperano in quello della Meloni e di Salvini ?

 

Andiamoci coi piedi di piombo perché, dal brandello degli allegri beneficiari e dalle “nuove” leve che hanno deciso di essere soggetti alla gogna delle elezioni, salvo alcuni capilista di Fratelli d’Italia, Lega Nord e Forza Italioti assortiti, bisogna fare i conti pure con i novelli apprendisti che hanno dalla loro, uno spirito politico innovativo. Ovvero, un mix che contempla secondo par condicio e tanto per non smentirsi mai, i dettami liberali e quelli progressisti: così vogliono Berlusconi a destra e Renzi a sinistra. Questa è una parte dell’ideologia al potere in Europa Continentale, disseminata da Capo Nordkinn in Finlandia sino a Punta de Tarifa in Spagna. A salvarsi, sono solo alcune valide presenze alla corsa dei Municipi. In definitiva, lo squallido tintinnio dei gioielli di famiglia in frantumazione, suona più o meno così: “un centro-destra, vale ora più di un ammiccamento a delle politiche di centro-sinistra che un tempo si lodavano e via dicendo, fino al ripetersi di una cadenza e di un passato impalpabili”. O per lo meno, politicamente parlando, che non hanno lasciato traccia. Dopotutto, mica tutti i mali vengono per nuocere…

 

Le novità che costellano il fuggi fuggi generale sono le liste civiche, apparentemente distanti dall’arte del merito che non significa nulla. E le competenze ? Vanno a farsi benedire come quasi tutta la partitocrazia, le confessioni politiche e interreligiose, dei singoli. Già, quasi dimenticavamo che l’oggetto in questione è l’individualità dei drappelli autocentranti e delle lobbies degli «abili politicanti», annessa l’incapacità di attingere dal passato, dalla lettura del presente per prendersi il futuro, duplicata in una serie di luoghi comuni; la solita reclame politico-cognitiva che riuscirebbe a cambiare il corso della pubblicità dell’Olio Cuore e quello di Nino Castelnuovo. Altro che salto della staccionata. Pur di mettere centinaia di chilometri di distanza dalle rappresentanze in questione, dopo settimane trascorse all’insegna del martellamento elettorale, la abbatterebbe a suon di pedate, bofonchiando versi irriferibili tanto umani, quanto bestiali. Siamo con Nino.

 

Occupandoci di altro e abbandonando definitivamente il «Riciclo creativo fai-da-te» che va in onda a reti unificate, approfondiamo l’arcipelago che l’amico Marco Valle ha citato a fine dell’intervista rilasciata al sito www.barbadillo.it, che ha per titolo L’intervista. Valle: “Destre deboli nelle metropoli e a rischio subalternità”? Cominciamo col dire che l’arcipelago descritto dai lunghi e profondi pensieri, non fa parte di un continente. Qualunque esso sia, l’insieme dei caratteri che si crede possano essere i medesimi, dalla cultura, all’analisi metapolitica, dal procedere ad una elaborazione metafisica a quella politica, bisognerebbe considerarli non tutti alla stessa maniera. Le piattaforme di “diversa natura”, collegate alla terra ferma, esistono per questa motivazione. Tanto più le nostre e dell’informazione in generale. Il problema principale è una veduta d’insieme che si riallaccia ad un preciso passamano e, ineluttabilmente, a ciò che è stato. Mai a quello che è possibile fare.

 

Ebbene, cosa distingue una voce fuori dal coro dal percorso personale? Le esperienze vanno vissute. E qui, siamo tutti d’accordo. Però, la possibilità di attualizzare delle relazioni, essendo di fronte ad un mosaico dell’informazione dalle tante sfaccettature in grado di primeggiare solo tra un tassello e l’altro, è la tipologia di comunicazione. Tanto per capirci e per non istillare il beneficio del dubbio, di essere parenti stretti del codazzo che ruota attorno al “Duo Parisi & Sala”, mantenendo ognuno la propria specificità. Offrendo, delle notizie che non possono avere un trasporto ideologico, bensì riportate ai lettori, per quelle che sono. Attraversando se vogliamo, un modo di dare informazione ad ampio spettro e avvalendoci di un metodo che deve ricalcare una professionalità, trasversale. E cosa c’è di più bello del penetrare a fondo nella notizia e nella cultura, senza badare esclusivamente ad una collocazione novecentesca che può risultare a seconda delle diverse realtà, difficile ? Ce ne faremo una ragione. L’opificio è partito e nella comitiva ci sono pure quei bricconi lombardo-picareschi de Il Talebano. Quando la cultura si fa forza e non chiede a nessuno di essere presente.