Sicuramente è facile mettersi ad analizzare i comportamenti a Kiev di Pravy Sector o di Svoboda, soffermandosi su vere o presunte alleanze inopportune, su risultati insoddisfacenti, sui pericoli futuri. Meglio occuparsi di Kiev piuttosto che dell’Italia. Dove i politici sono impegnati nell’esaltazione servile del burattino di Palazzo Chigi oppure nella guerra intestina per conquistare una sopravvivenza in Parlamento o nelle amministrazioni locali.

E gli elettori? Si sentono impotenti, inutili, sconfitti a priori. Sconfitti, ma fingono di non accorgersene, soprattutto dalla propria pigrizia e rassegnazione. Questo è un governo espressione di poteri economici. Non solo le banche o gli speculatori finanziari, ma anche tutto quel mondo imprenditoriale asservito e complice. Un mondo che si sente al di sopra di tutto e di tutti, semplicemente perché tutto e tutti si comportano da servi impotenti.

Qualcuno ricorderà la vicenda della Barilla e degli spot con la famiglia “normale”. In quell’occasione le associazioni di gay e lesbiche sono scese in campo minacciando di utilizzare l’arma che questo potere economico teme di più: il boicottaggio. Ed immediata è arrivata la retromarcia di Barilla. Senza cortei, senza violenze, senza rivoluzioni armate da piazza ucraina. Semplicemente attraverso la minaccia del boicottaggio.

Negli Usa, simbolo di questo potere economico, le associazioni di consumatori hanno un potere immenso di indirizzo dei comportamenti delle aziende. Entrano nel capitale aziendale, spostano i consumi. Da noi la maggior parte delle associazioni occupa il tempo a cercare sovvenzioni pubbliche. Colpa, anche e soprattutto, degli italiani. Di quelli che minacciano fuoco e fiamme, rivoluzioni e calci nel fondo schiena dei Moretti di turno, ma poi non rinunciano ad acquistare il prodotto di una delle aziende colpevoli del disastro italiano. Eppure non sarebbe tanto difficile. La pubblicità prima e dopo il TgMatteo5 consiglia l’acquisto di un’auto, di una crema, di un biscotto?

Bene, dal giorno successivo tutti gli aspiranti rivoluzionari boicottano quell’auto, quella crema, quel biscotto. Non si tratta di andare a piedi o di far la fame. Solo di modificare i propri acquisti. Con campagne mirate e rese pubbliche. Eataly sostiene Renzi? Gli anti burattino non devono più acquistare prodotti da Eataly, anche se organizzano una cena e vogliono mettere in tavolo un alimento tipico. Invece si preferisce discettare su Kiev ed acquistare da Eataly, indignarsi per le bugie del pinocchio Matteo e comprare i prodotti delle pubblicità sui media zerbinati di fronte al burattino. La rivoluzione o niente. E visto che la rivoluzione non si fa, tutti ad arricchire Farinetti.