Bella trasmissione di Andrea Purgatori, ieri sera su LA7, sul caso Ustica. Per ragioni legate alla mia attività professionale, ho avuto la ventura di seguire questo caso fin dal 1988. Avevo 38 anni ed ero figlio, per educazione familiare, di una “cultura istituzionale”, ma non mi ero mai accostato agli arcana imperii da dentro, per cui la mia impreparazione in materia era totale.
       La tragedia del DC-9 dell’Itavia caduto al largo di Ustica mi appassionò e, in breve, anche se stavo “al di là del muro”, mi accorsi che il “muro di gomma” c’era, eccome. Mi feci un’opinione, sulla questione, anche se ovviamente ero impossibilitato ad esternarla. Poi le vicende della vita mi hanno portato lontano da quelle sedi e da quegli ambienti, alla ricerca (per ora parzialmente vana) di un’isola deserta dove poter vivere lontanissimo dal mondo, ma è maturato in me il fermo convincimento che lo Stato sia – à la Nietzsche – “il più gelido dei mostri”.
        Assistendo alla trasmissione di ieri sera di Andrea Purgatori, un giornalista che si è sempre battuto in prima persona per la ricerca della verità, ho avuto conferma che quel mostro non fa altro che uccidere, che innumerevoli sono le vittime delle sue carneficine politiche, morali, fiscali, comportamentali. Lo Stato è il più grande nemico che il singolo cittadino possa avere e il suo unico obiettivo è schiacciarlo. Come ottenere questo obiettivo è un fatto meramente strumentale, ma l’obiettivo resta fisso ed eguale a se stesso, nel corso del tempo e della Storia.
       Tra gli 81 morti di Ustica ci sono 16 bambini, ma allo Stato non importa alcunché, di quei morti. Sono vite spezzate – è vero – ma sono anche vite sacrificabili perché, anche se loro non lo sapevano, c’era qualche padrone da ossequiare, qualche alleanza cui leccare le terga, qualche amico innominabile da tutelare, nel mentre – come sempre in tutta la sua storia unitaria – l’Italia faceva parte di uno schieramento politico-militare e, al tempo stesso, aveva un piede (e forse più…) anche in quello avverso al primo.
       Alla fine della trasmissione, ero soffocato dal senso di nausea, dallo schifo profondo per un'”espressione geografica” così profondamente malata a livello politico ed etico, e bene ha fatto Purgatori a tracciare un parallelismo tra il caso Ustica e la vicenda di Giulio Regeni. Nei due casi, lo Stato italiano avrebbe dovuto spiegare, ai parenti delle vittime, le ragioni dei suoi comportamenti, delle sue acclarate viltà, dei suoi enormi silenzi e delle sue grandi omissioni. Niente di tutto questo: in Italia, i diritti di cittadinanza si esercitano pagando una tassazione folle. Per il resto, puoi tacere e/o morire, a tua “libera” scelta. Se poi riesci a fare entrambe le cose e a non rompere le scatole alla classe politica, sei pure potenzialmente degno di una mancia, che so, magari di 80 euro, con cui cercare di ripianare il patrimonio, in genere molto modesto, che nel frattempo ti avranno sfilato per via bancaria e/o fiscale.
       Viva la democrazia, viva la libertà, e naturalmente – per quelli cui è capitata, per “incidente” o per suicidio – “Viva la muerte!, a condizione che sia la loro e non quella della classe cleptocratica che ci governa, con il solido consenso dei suoi servi prezzolati.