Il 18 dicembre del 2022 si giocherà a Doha la finale della Coppa del mondo di calcio; è il giorno dell’unificazione del Qatar e celebra lo sceicco Jassin bin Mohammed, capostipite del clan che ha regnato su questa piccola e ricchissima penisola protesa nel golfo Arabico, un “dito di sabbia” come lo definivano nel XIX secolo gli inglesi. Mai nella storia del calcio si è disputato un campionato mondiale d’inverno. Nel 2022 tutti i tornei nazionali si interromperanno già in ottobre per permettere lo svolgimento della Coppa del Mondo. L’assegnazione dei mondiali al Qatar rivela una matassa in cui lo sport è solo l’appendice finale di un groviglio in cui sono coinvolti lotte geopolitiche, riserve energetiche e gasdotti, terrorismo e guerre mediorientali, fondi di investimento, poteri televisivi.

Un piccolo paese, grande come il nostro Abruzzo, popolato da qualche migliaio di pescatori di perle nei primi del novecento, diventa dagli anni 90 in poi uno degli Stati più ricchi al mondo, dove gli autoctoni hanno un reddito pro capite di 700.000 dollari; una piccola minoranza degli abitanti, tutti gli altri sono in gran parte immigrati da paesi asiatici, Filippine, Nepal, India, Bangladesh. I lavoratori di questi paesi, impiegati in gran parte nella cantieristica, costruiscono strade con temperature superiori a 40 gradi di giorno e lavorano in cantieri senza norme di sicurezza ad ogni ora; per gli stadi del mondiale si prevedono centinaia di vittime per infortuni.

Dietro la scena dei mondiali c’è una vera energy war, per imporre il proprio gasdotto, in competizione il TAP ( trans adriatic pipeline) , che arriva in Puglia dall’Azerbaigian, il progetto Qatar- Turkey pipeline, attraverso la Bulgaria, passando per la Siria, che però vorrebbe privilegiare la Islamic Pipeline, sponsorizzata dalla Russia. Uno scontro USA-Qatar- Israele contro Russia-Iran-Siria. La guerra in Siria inizia nel 2011, quando nascono le proteste contro il regime di Assad, subito dopo la nascita del progetto Islamic Pipeline e non è un caso. Il Qatar per accreditarsi a livello internazionale ha iniziato una politica di soft power finanziando iniziative a livello religioso, culturale, sportivo.

Gianluca Mazzini, vicedirettore di NewsMediaset, descrive nel suo ultimo libro “Qatar 2022”, tutto quanto ruota attorno a questo emirato, dove la contraddizione è la regola. Stato che aderisce alla dottrina islamica wahabita, che persegue la purificazione della dottrina islamica, il Qatar è alleato degli Stati Uniti e riconosce Israele, costruisce moschee in tutta Europa e riconosce alle donne diritti che in Arabia Saudita sono negati, concede la più grande base militare americana in medio-oriente sul suo territorio e forse finanzia anche movimenti filo terroristici. Nel campo televisivo Al Jazheera è l’emittente televisiva più autorevole e progredita del mondo arabo, ormai punto di riferimento dell’informazione internazionale ed ha sede a Doha, la capitale.

Ma per accreditarsi definitivamente ed acquisire la maggiore visibilità possibile, il Qatar sceglie la via dello sport e quindi del calcio. La Qatar Sport Investment acquista il Paris Saint Germain, colleziona campionati nazionali in Francia ma arranca in Champions League, dove nemmeno la presenza di fenomeni come Neymar, Cavani e Gigi Buffon, o forse proprio per questo, permette la conquista della Coppa dei Campioni. Tutto ciò è un preambolo per il capitolo ultimo di questo percorso, fitto di misteri: la scelta di Doha come sede dei campionati di calcio 2022. A Zurigo , sede della Fifa, nel dicembre 2010,la candidatura del Qatar era data per sconfitta fin dall’inizio, con Giappone e Usa come sicuri favoriti. Ed invece, votazione per votazione si arriva alla designazione di Doha.

Gianluca Mazzini spiega tutti i passi relativi a questo indubbio successo dell’emirato arabo ma pone tutta una serie di interrogativi, molti senza risposta: il ruolo di Blatter, presidente Fifa, il coinvolgimento di Platini, forse obbligato da Sarkozy a fare determinate scelte, la corruzione di un numero elevato di dirigenti di paesi di secondo piano a livello calcistico ma con diritto di voto. Un intreccio difficile da districare tra politica, religione, interessi energetici e finanziari, sportivi e mediatici.

Il libro di Mazzini ha il merito di spiegarci di come sia ingenuo da parte nostra pensare ad un mondo fatto di ideali, di nobili pensieri, di gesta sportive. Viviamo in una realtà dove si muore per un gasdotto, per un fondo di investimento, per l’avidità di qualche funzionario. Ricordiamocelo quando assisteremo ai campionati più sballati di sempre, in pieno inverno, nel dicembre 2022.

Gianluca Mazzini QATAR 2022 -UN MISTERO MONDIALE  Lupetti Editore, euro 24,90