Ieri il sito Barbadillo.it ha pubblicato una lettera di Lucia Di Paolantonio (“Fratelli d’Italia divenga un partito. Non un cartello elettorale”) che suscita spunti di riflessione e merita – a mio avviso – qualche cenno di risposta.

Anch’io, cara Lucia, nutro alcuni dubbi su metodi, argomenti e tempestività nell’azione politica di Fratelli d’Italia, di cui parlerò più avanti in questa mia modesta replica, e che mi hanno indotto da alcuni mesi a dimettermi da ogni incarico nazionale del soggetto che pure ho contribuito a far nascere insieme a Giorgia, Ignazio, Guido, Fabio e Marco e nel quale continuo a militare.

Tuttavia, vorrei partire da alcune precisazioni che ritengo necessarie, in risposta alla tua lettera.

Anzitutto, per amore di veritá, l’eterogeneità delle impostazioni sui temi economici, sociali, di politica internazionale, e in qualche caso addirittura sui temi etici rappresenta (purtroppo) una costante dei partiti della destra italiana.
Non è infatti che nel MSI prima ed in AN dopo la pensassimo allo stesso modo sulle ricette economiche, il modello ed il ruolo dello Stato, l’aborto e la fecondazione, o l’eterno conflitto medio-orientale.

Tutto ciò, é giusto dirlo è stato parzialmente camuffato con l’ingresso nel PDL, il cui compito avrebbe dovuto essere quello di rappresentare – a grandi linee – ciò che un vasto elettorato, forse più votato al buon senso che alla vera passione politica, si attendeva.

Fallita l’operazione, sotto i colpi esterni della speculazione politico-finanziaria di massoni e banchieri più o meno rappresentati da qualche “tecnico” e da parecchi sepolcri imbiancati della politica e dell’informazione nostrane, ma anche a causa di deliranti decadimenti culturali ed etici dei massimi rappresentanti di quel progetto, avvertimmo l’improrogabile necessità di costruire un naturale approdo a chi pensava che non tutto potesse esaurirsi in un pied-a-terre monegasco, una svendita al potere finanziario o una cena elegante.

Così, in pochi giorni, nacque FdI, provocando profonde rotture, umane prima ancora che politiche, causa l’ostracismo vile di chi, non avendo il coraggio tra le proprie doti, cercò (e cerca) di impedire a chi vuole esistere senza rete né protezioni di provare a farlo.

Da allora, te ne do atto, é mancata la pars construens. Nonostante diversi tentativi (l’Officina per l’Italia, la riacquisizione del simbolo di AN, una specie pur mal riuscita di Congresso), non si è mai fatto un deciso passo avanti verso la definizione di un progetto coerente in grado di delineare la società che vorremmo. Piuttosto, concordo ancora con te, si è man mano accolto chiunque volesse aggiungersi per dare l’impressione di essere in crescita, indipendentemente dalla compatibilità di quanto si stava unendo.

Al punto in cui siamo, come peraltro confermato dagli schizofrenici commenti che vengono quotidianamente riversati sui Social da persone che ritengono di essere uniche ed autentiche depositarie del verbo di “destra”, la vera prima scelta da operare é:

Vogliamo essere i sacri custodi della purezza valoriale? Essere indisponibili a confrontarci con chicchessia per non correre il rischio di corromperci nei modi e nei costumi? OK ci sto, nella gara a chi sta più a destra non temo confronti, e magari mi divertirei a sbugiardare quanti vendono per destra atteggiamenti e posizioni che in qualunque altro posto al mondo sarebbero indefettibilmente qualificati di sinistra (certo pauperismo esasperato, un profilo di soggezione psicologica rispetto la perfida azione dei sindacati, il timore di azzardare parole e temi considerati politicamente scorretti, un’attenzione perigliosa verso il mantenimento di strutture e carrozzoni pubblici che non hanno mai dato alcuna prova di efficienza, trasparenza e difesa dell’interesse collettivo). Attenzione però, perché rischieremmo di parlare ad un nucleo sempre più ristretto di cittadini, e magari diverremmo strumento più o meno consapevole di qualche Organizzazione che usa la politica per tutelare ed esaltare una propria legittima costruzione confessionale; o potremmo essere invasi da esaltati che – nel nome della pura nostalgia – ci ridurrebbero a caricatura di noi stessi tra un brindisi al Solstizio ed una commemorazione all’ombra di un Labaro minaccioso. Forse, ove l’opzione fosse questa, sarebbe più interessante rinunciare allo strumento partito, per dare vita ad un’opera esclusivamente culturale che sappia alimentare approfondimenti e dibattiti sui temi a noi più cari. Ciò, per capirci, che avrebbe dovuto fare la Fondazione Alleanza Nazionale e che sinora non ha fatto.

L’altra opzione che, va da sé, è quella che prediligo, è di rilanciare il ruolo che Alleanza Nazionale non ha saputo portare a compimento:
Partecipare alla costruzione di un’area politica culturalmente estesa (e quindi necessariamente non omogenea) in cui tenere salde le mani sul timone della condotta culturale e della definizione dei “limiti invalicabili”.
Se vogliamo giocare un ruolo in una parte che possa un giorno ambire a tornare vincente, dobbiamo sapere che non tutti saranno mossi dalla nostra stessa disinteressata passione, che parecchi si avvicinano alla politica nella speranza di averne ANCHE un tornaconto personale, che altri saranno sempre sensibili ad ogni sirena che li illuda di mantenere le terga su qualche poltrona. Era così nel ’94, é stato così nel 2008, sarà così in futuro.
Ma se ha un senso dirsi “di destra” in un ambito siffatto, dovrà essere chiaro che su alcuni principi non ci sarà possibilità di derogare per alcuno, pena il nostro abbandono della nave ed il probabile, conseguente, affondamento della stessa:
– non si vaneggi sul multiculturalismo che impone all’Occidente di rinunciare ad essere se stesso, aprendo le porte a chi ci vuole invadere per imporre un modello sociale alternativo ed incompatibile con il nostro; chi parla di ius soli non ha diritto di albergo nell’area che intendo, così come chi pensa che un bimbo possa essere affidato a due persone dello stesso sesso, cui voglio garantire ogni diritto civile, ma cui non voglio permettere di sovvertire il diritto naturale
– non si defletta sulla lotta alla droga, perché un cedimento in questo campo significa perdere di vista la stella polare della responsabilità soggettiva, che ti mette sempre e comunque di fronte alla realtà e che ti impone di pagare le conseguenze dei tuoi atti, o di raccoglierne i frutti se hai mostrato buon merito
– si anteponga sempre e comunque il diritto al risarcimento ed alla giustizia della vittima rispetto i capricci e del colpevole. Troppi dannati voti da gente che insieme a noi ha fatto campagne elettorali sulla certezza della pena hanno consentito a questi ultimi governi di inanellare una serie imbarazzante di indulti ed amnistie
– si abbia reale coscienza che mai nessun governo saprà creare ricchezza e lavoro, se non dando libertà di movimento alle imprese ed agli operatori. Vent’anni di chiacchiere del centrodestra non hanno prodotto un solo provvedimento capace di ridurre la spesa pubblica e la pressione fiscale, di liberare gli italiani dal giogo della burocrazia e dalla lentezza della giustizia amministrativa
– si riscopra, verso finanza, sindacati e burocrazia quell’autentica indipendenza che è venuta meno, via via che le condizioni economico-giudiziarie di questo o quello ne rendevano sempre più condizionabile l’atteggiamento politico
– le questioni che attengono la dignità Nazionale non possono mai essere sacrificate sull’altare di qualche convenienza; non puoi tacere sui soprusi perpetrati ai nostri danni da Brasile ed India perché hai qualche amico che sta commerciando con quei paesi
– da ultimo, ma primo per importanza, é il punto sul quale maggiormente AN ha colpevolmente (spero di non dover mai dire dolosamente) rinunciato a giocare il proprio ruolo di sentinella: per rendere alla politica ed alle istituzioni la credibilità e l’autorevolezza che per la destra sono un prerequisito di ogni patto sociale, è necessario che chi opera in politica sia ed appaia corretto, trasparente ed onesto. Ho recentemente depositato alla Camera un progetto di legge per istituire la responsabilità oggettiva a carico dei partiti, in modo che gli stessi siano chiamati a pagare nel caso abbiano inserito nelle loro liste (e quindi nelle istituzioni, stante il perdurante malvezzo delle liste bloccate) persone che si siano macchiate di reati (accertati in via definitiva) di corruzione, concussione, distrazione di patrimonio pubblico ed associazione mafiosa. Ancora attendo risposte ed adesioni, pure da destra.

Ecco, cara Lucia, cosa proverei a dire ad un giovane per avvicinarlo a noi. Gli parlerei di contenuti, di modelli di società, di etica comportamentale. Non di alchimie costituzionali o sistemi elettorali. Che senso ha esaltarsi sulle primarie nel quadro attuale? Se le applichi all’interno fai partecipare alla costruzione delle regole di casa tua gente che non fa parte della tua famiglia. E questo non mi piace. Ma se ne parli come giusto metodo di scelta nella rappresentanza di una coalizione, non sarà prima il caso di discutere se condividiamo una serie di scelte minimali? Perché dovrei accettare un confronto di coalizione con chi vuole agevolare gli sbarchi clandestini o si dimostra così ricattabile da banche e Tribunali da appoggiare nella sostanza un governo che si afferma di contrastare nella forma?

Certo il percorso è difficile, ma scegliere di stare a destra è difficile. Sarebbe così più facile credere – come fanno a sinistra- di essere tutti uguali, di avere tutti gli stessi diritti senza alcun obbligo o dovere; è così più facile avere sempre una impersonale società su cui scaricare ogni colpa dei propri personali errori ed insuccessi.

Ma è così meraviglioso sapere invece di essere un esemplare unico e non replicabile, capace di costruire le proprie fortune, di affermare il primato di un’etica che può anche essere laica (e per me lo è), di non dover mai dipendere da alcuno nella formulazione dei propri giudizi.

L’ho fatta lunga, lo so, ma la tua lettera credo volesse anche stimolare l’avvio di un ragionamento più complesso della semplice scelta tra l’essere un partito o un cartello elettorale. Nell’uno e nell’altro caso, o sei riconoscibile per una tua originale identità o non c’è motivo perché alcuno ti segua.

Ad Maiora