Viste le reazioni dei lettori vale la pena d’aggiungere qualche riflessione ulteriore sul libro di Carlo Puca,“Il Sud deve morire”, che abbiamo recensito la scorsa settimana su Destra.it.  Il lavoro può essere facilmente liquidato come l’ennesimo saggio inchiesta sui mali del nostro Meridione. Forse è vero, ma Puca va oltre, non si limita ad elencare quello che non va, ma auspica una rivolta morale dei cittadini che ancora vogliono lottare e non solo quelli meridionali, anche quelli che vivono al Nord. Del resto hanno fatto lo stesso i due noti giornalisti, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, nel loro “Se muore il Sud”, pubblicato da Feltrinelli, nel 2013.

Ecco se muore il Sud, muore anche il Nord. Pertanto anche se per molti il Sud rappresenta una “zavorra”, non è un buon motivo abbandonarlo a se stesso, è nostro dovere fare di tutto per salvarlo, anche se è difficile. Ma per salvarlo non si può far finta di niente, non tenere conto del saccheggio socioculturale che ha subito tutto il Meridione, bisogna raccontare quello che non va. Serve una lucida analisi sul perché e da chi è stato ridotto in questo stato.

Infatti Puca si interroga sui mandanti, e individua prima i politici, poi i mafiosi e infine i nordisti.“Questa triade di mandanti, con diverse sfumature, ha finora pianificato le sue mosse per vie parallele”. Tuttavia hanno un unico e primario obiettivo quello di far morire il Sud.

Alla Camera dei deputati, nel lussuoso Transatlantico si concentra la più svariata e avariata umanità di italiani: i naviganti della politica. Definiti da Puca con diversi nomi: faccendieri, sfaccendati, avventurieri, lobbisti, commessi, amanti, assistenti,segretarie, autisti, factotum, giornalisti, portaborse, portavoce, potenti, impotenti, ex potenti. Carlo Puca racconta dei particolari su come vivono la giornata parlamentare, i deputati meridionali fanno combutta tra loro, i calabresi con i calabresi, i siciliani con i siciliani e così via, ognuno secondo le proprie caratteristiche. I politici meridionali, scrive Puca,“restano invece divisi per bande geopolitiche, anche visivamente: un divanetto ai campani, un altro ai calabresi, un altro ancora ai siciliani e così via”. Secondo Puca il politico meridionale pensa ai fatti propri, cioè al proprio bacino elettorale. Passa il tempo a cercare fondi per sagre, fiere e feste di paese.

Nella Prima Repubblica, a comandare erano quasi sempre i politici del sud,   addirittura in certi governi, con ministri al 70% meridionali. Poi con mani pulite, sono stati spazzati via e da allora sui politici del Mezzogiorno aleggia il preconcetto dell’incapacità, anche se è qualcosa che riguarda un po’ tutti. Tuttavia scrive Puca: “lo dico ai testardi e ai nostalgici: non è vero che si stava meglio quando si stava peggio. Nella Prima Repubblica al limite si stava nello stesso modo, cioè con il cappello in mano, ma con due aggravanti. L’una economica e l’altra culturale”. Infatti l’enorme debito pubblico accumulato allora “è stato contratto per garantire un colossale assistenzialismo fatto di welfare e pubblico impiego”. Si poteva già allora investire sul futuro, peraltro avendo a disposizione molte più risorse di oggi. L’altra aggravante, quella culturale, per Puca, “è ancora peggiore perchè ha infettato la nostra forma mentis: quella classe politica ha abituato noi meridionali a vivere di assistenzialismo”.

Infatti, “governanti e capibastone si sono inventati posti di lavoro artificiali invece di costruire infrastrutture; hanno regalato pensioni invece di incoraggiare la libera impresa e praticato la strada del particolarismo territoriale invece dello sviluppo generale”. Nel Meridione per Puca, ha vinto lo“schema Nusco”, il paesello di Ciriaco De Mita. Il giornalista napoletano racconta dettagliatamente come è stato sviluppato il piccolo centro irpino fino a farlo diventare una piccola Svizzera.

Più avanti il libro da conto dei vari trasformismi all’interno del Parlamento italiano, il “lodo Razzi”, fa scuola. “Dall’inizio legislatura al 31 dicembre 2015, tra Camera e Senato già si registrano 328 migrazioni da un partito all’altro: è un record mondiale.

Puca ha fatto il conteggio e gli risulta che ben 105 sono meridionali, quasi il 45% del totale, una percentuale imbarazzante. L’elenco dettagliato riempie sei pagine del libro. Puca non salva neanche chi a parole intende rottamare il vecchio ceto politico come Renzi. Anche lui ha imbarcato nella sua maggioranza politici “inadeguati”. Comunque sia se il Sud politico ha perso il suo potere reale, ancora peggio si continua “a perpetuare al suo interno la solita classe dirigente stracciona”.

Insomma questo Sud nessuno vuole farlo crescere, neanche Renzi che parla tanto di rottamazione. Attenzione farlo crescere soprattutto culturalmente, facendogli cambiare mentalità, quella forma mentis, che ormai tutti conosciamo.

Il giornalista di Panorama non salva nessuno degli attuali politici. Critica aspramente anche l’apertura al Meridione della Lega di Salvini e qui, per quello che ne so, si dovrebbe avere più cautela. A questo proposito ritengo interessante il progetto di “Lega dei popoli”che da qualche mese sta portando avanti in Sicilia il mio amico Alessandro Pagano, deputato siciliano di Caltanissetta, che ha abbandonato Alfano e i suoi perché ormai si sono piegati a sinistra rinunciando anche a difendere i principi non negoziabili. Una piccola scossa che forse potrà essere utile per il Sud, per la Sicilia disastrata.

Tra i transfughi che hanno cambiato partito, il giornalista si sofferma su qualcuno che è passato agli onori della cronaca come quel Francantonio Genovese da Messina, che ormai sappiamo tutto, tra scandali delle mogli e vari corsi di formazione. Storie, tra l’altro ben raccontate da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, nel loro “Se muore il Sud”.

Ce ne anche per i 5 Stelle, che parlano poco del Sud e dove governano hanno combinato disastri. “In fondo, per i leader nazionali del movimento la ‘questione meridionale’ si risolve con il reddito di cittadinanza, quindi con altro assistenzialismo: il resto non conta”. Certo i metodi di come viene selezionata la classe politica dei 5 Stelle, è molto discutibile. E’ stato bravo Giampaolo Pansa, su La Verità, a descriverci come tanti pentastellati si ritrovano eletti in Parlamento quasi senza saperlo. Parlando di Grillo, Pansa scrive:“Grazie alla rete, basta un pugno di preferenze per diventare deputato, senatore, parlamentare europeo, sindaco di una grande città. Nessuno ti conosce? Soltanto i parenti o gli amici del bar apprezzeranno le tue virtù? Niente paura, ci penserà la Rete” (G. Pansa, “Nel sultanato di grillo c’è un uomo solo al comando e non avrà alcuna clemenza”, 9.4.17 La Verità).

Anche per i 5 Stelle Puca racconta qualche particolare che fa riflettere molto su chi dovrebbe governare il nostro Paese. Tuttavia qui ribadisce un concetto sacrosanto a proposito della vocazione politica dei nostri parlamentari. “Quanto ai corrotti, di ogni forma e colore, ribadisco: metteteli in carcere e buttate le chiavi perché, prima ancora di un danno materiale, producono un danno culturale. Triste appare infatti il paese nel quale basta essere onesti per essere votati. Non bisognerebbe nemmeno parlarne: l’onestà rimane una precondizione della politica, la condizione è la capacità. Sarebbe banale sostenerlo ma Puca insiste, “ci meriteremmo qualcosa di più e di meglio. Persone oneste e insieme capaci. Nel Mezzogiorno, per pura reazione al malaffare, troppe volte abbiamo eletto persone oneste e incapaci, aggiuntesi anche loro, seppure in buona fede, alla lunga lista degli assassini del Sud”.

Per non essere più zavorra del Paese, dobbiamo raccontare e riflettere sui fatti che hanno caratterizzato il Meridione in questi anni. Carlo Puca ne descrive alcuni tra i più eclatanti. La questione dei ponti crollati che hanno diviso la Sicilia a metà. Su ventimila chilometri di strade siciliane, cinquemila sono chiuse al traffico. Quanto ai treni sono i più lenti d’Italia. Capita anche che it reni transitano a mesi alterni.

L’acqua resta ancora un miraggio, tutti abbiamo visto la vergogna di Messina, in mano ad una giunta comunale pressapochista. E poi le quarantamila frane dell’isola, che non dipendono sempre dai cambiamenti climatici. E poi le costruzioni con il “cemento depotenziato” che probabilmente tra qualche decennio crolleranno. E poi il corpo dei forestali, una vergogna, “23.690 unità, nascoste sotto le mentite spoglie di ‘operai forestali’”. Sembra incredibile, ma alcuni di loro,“beccati a incendiare i boschi che dovrebbero difendere”. Puca racconta quello che tutti sanno, come e quanto lavorano e del godimento dell’indennità di disoccupazione versata dall’Inps. Comparando con le altre regioni, lo scandalo assume proporzioni gigantesche. Per esempio i forestali in Lombardia sono 460. Sono i frutti dell’autonomia, dello statuto speciale della Sicilia, “è un mostro di cui dobbiamo disfarci”, urla Pietrangelo Buttafuoco.

Puca fa qualche flash sul grande apparato della Regione siciliana, i consiglieri regionali, una vera casta, si fanno chiamare onorevoli. Si sono appropriati del Palazzo dei Normanni, sede imperiale di Federico II, un vero gioiello, difficilmente visitabile dai turisti. “Il personale al servizio dei politici siciliani, è il più pagato d’Italia” ci tiene a precisare Puca. “Gli assistenti arrivano anche a 117 mila euro all’anno, i tecnici prendono 129 mila euro, i coadiutori 142 mila, i segretari 187 mila e gli stenografi (ammesso che nell’era digitale servano ancora) 235 mila”. In pratica, l’assemblea regionale siciliana costa 158 milioni di euro l’anno. Dovrebbe essere uno straordinario modello di efficienza, invece secondo Emanuele Lauria di “Repubblica”, ha calcolato che in due mesi, ha lavorato in media 17,4 minuti al giorno, circa otto ore e mezzo al mese. Per fare cosa? Approvare tre leggi.

Puca fa il resoconto dettagliato del governo di Rosario Crocetta, ne esce fuori un fallimento totale. Aveva promesso tante cose, ma, “’ha fallito, è chiaro. E ha tradito se stesso, le speranze di una generazione e la rivincita degli uomini giusti”.

Il racconto prosegue, Puca sottolinea altri fatti paradossali come quello dell’aeroporto di Reggio Calabria. I prezzi dei biglietti, i pochi voli. E poi sul perchè i messinesi preferiscono lo scalo di Catania, e non è questione di campanilismo. E poi la vergogna della statale Jonica che collega Reggio a Taranto.

Poi il libro continua con gli altri mandanti, i mafiosi e i nordisti. Naturalmente mi devo fermare, non posso dilatare l’intervento rendendolo illeggibile.

C’è il libro che vi aspetta per essere letto e utilizzato soprattutto per ricostruire il nostro Sud abbandonato e tanto devastato.