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Gli elettori di Alternative für Deutschland non possono essere demonizzati. O almeno non tutti. A rilasciare una dichiarazione che, di fatto, apre un’ampia crepa nel muro di contenimento che si è tentato di costruire per isolare AfD, agitando lo spauracchio nazional-populista, è il presidente del Land Baden Württemberg Winfried Kretschmann.

L’esponente dei Grünen (Verdi) – dunque non sospetto di simpatie nazionaliste – ha dichiarato in una recente intervista rilasciata alla Frankfurter Allgemeinen Zeitung, rilanciata on line da Der Spiegel, che “una parte dell’AfD è di destra radicale e in effetti la si deve demonizzare, ma tutti gli altri no”.

Dichiarazione apparentemente riduttiva, ma che invece è di notevole peso nel controllatissimo dibattito politico tedesco. Soprattutto quando si affrontano temi che tracimano alla destra della Cdu di Frau Merkel.

E se una delle chiavi di lettura delle dichiarazioni di Kretschmann può essere vista proprio nella volontà di creare ulteriori difficoltà alla Cancelliera, peraltro criticata dallo stesso presidente del Baden Württemberg per la gestione della crisi dei rifugiati, legittimando seppur parzialmente il partito che erode consensi da destra alla Cdu, dall’altro lato vi è l’ammissione che nell’elettorato di AfD vi è di più che una mera reazione “di pancia” alla crisi innescata dalla stagnazione economica e dalla crescita esponenziale dell’immigrazione.

E che Alternative für Deutschland sia un partito con un’identità ancora in via di definizione, ma dalla chiara impronta identitaria e sovranista lo dimostra il dibattito interno apertosi all’indomani dell’invito rivolto dal capogruppo a Bruxelles del Front National, Edouard Ferrand,alla leader di AfD Frauke Petry per un incontro in occasione della prossima festa del partito. Al fine di “una più stretta collaborazione”, considerato che i due partiti “hanno i medesimi interessi”, come ha dichiarato Ferrand in un’intervista rilasciata a Der Spiegel. Un invito, quello di Ferrand, che arriva all’indomani dell’adesione dell’eurodeputato di AfD Marco Pretzell al medesimo gruppo cui aderisce il Fn.

Favorevole all’incontro si è detto il responsabile bavarese di AfD Petr Bystron, mentre riserve sono state espresse dal dirigente federale Georg Pazderski. Anche se quest’ultimo sembra temere più lo schiacciamento da parte dei media tedeschi di AfD “nell’angolo destro” della scena politica nazionale che il rapporto in sé con il Front National.

Posizione sostanzialmente analoga a quello espressa dal dirigente federale di AfD Alexander Gauland, secondo cui l’incontro tra Marine Le Pen e Frauke Petry al momento “non sarebbe utile”, anche in considerazione delle differenze che esisterebbero tra le due formazioni. Tuttavia è lo stesso Gauland a sottolineare come non ci sia alcun problema a collaborare con il Front National, considerato che entrambi i partiti sono schierati per “le Patrie sovrane”.

In buona sostanza non incolmabili divergenze politico-ideologiche, ma solo motivi di opportunità sembrano spingere alcuni dirigenti di AfD a rallentare i tempi di un incontro tra madame Le Pen e Frau Petry. E’ facile, tuttavia, immaginare che il lavoro fianco a fianco nell’Europarlamento avvicinerà sempre più i due partiti sovranisti. Con buona pace dell’originaria ispirazione liberal-conservatrice di AfD.