La Catalogna che viene fuori dalle elezioni regionali è un’area geografica frammentata, divisa, gonfia di odio e rancori personali. Una “balcanizzazione” – almeno in parte – dovuta alle pressanti mire indipendentistiche del presidente uscente Artur Mas e ai mezzi di comunicazione regionali, con in testa TV3, l’emittente territoriale asservita al governo della Generalitat. Le urne di domenica scorsa hanno assegnato la maggioranza dei voti alla coalizione guidata proprio da Mas (recentemente indagato dal Tribunale superiore catalano per disobbedienza) che si è attestata intorno al 48%. Un risultato soddisfacente, ma non “definitivo” per avviare il processo unilaterale di distaccamento dalla Spagna.

INDIPENDENTISTI DIVISI

L’incognita maggiore nel campo indipendentista è rappresenta dalla coesione interna. Mas, infatti, si è sempre definito un conservatore vicino alle idee del centrodestra europeo, sia in campo economico che sociale. Diametralmente sul fronte opposto, invece, Antonio Baños, 48 enne leader del partito di estrema sinistra “CUP” che ha già espresso tutte le sue perplessità sulla candidatura unitaria di Artur Mas, il “piccolo borghese” osteggiato da Madrid e rifiutato persino nella terra di Gaudì.

Una grana che rompe il blocco monolitico che si era formato nel raggruppamento “Junts pel Sì”, ora “ostaggio” di un pugno di deputati del movimento anticapitalista, in forte ascesa sia in termini di consenso che dal punto di vista mediatico.

PP IN CRISI, CIUDADANOS ULTIMA DIGA

Le politiche economiche dell’ultimo decennio del Partido Popular hanno dilapidato un consenso elettorale vastissimo e frazionato così il voto dei moderati, spalancando la strada alla sinistra. Di ogni risma e latitudine. Da Aznar a Rajoy, la musica non è cambiata. In una zona desertificata, solo Ciudadanos di Albert Rivera sembra essere l’ultimo argine tra la secessione “istituzionalizzata” e l’unione della nazione. Con 25 seggi conquistati, infatti, il partito che incarna i valori di una destra liberale ed europeista ha doppiato il PP e staccato persino i socialisti e Podemos, il movimento protestatario presentatosi con la lista “Catalunya si que es Pot”. Insomma, tra il si e il no ad un Catalogna indipendente, la “terza via” interlocutoria di lglesias e soci sembra non aver fatto breccia nel cuore degli elettori.

VITTORIA DI PIRRO O PRIMO PASSO?

I media e gli addetti ai lavori assegnavano alle elezioni regionali catalane un valore simbolico inestimabile. L’investitura ufficiale di “referendum” per decidere il proprio futuro da parte del popolo catalano riecheggiava negli ambienti secessionisti, convinti di superare il quorum del 50%. Junqueras, leader della sinistra repubblicana, si era appellato all’unico strumento necessario per “dirimere una situazione divenuta ormai insostenibile”, mentre Mas – solo qualche anno fa – sosteneva l’imprescindibilità dell’appoggio di due catalani su tre per gettare le basi per un nuovo stato. I negoziati con il nuovo governo centrale che verrà fuori dalle elezioni di dicembre, saranno il crocevia fondamentale di un percorso lungo e tortuoso. E, a quanto sembra, minoritario.

PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Le scorie della storia riemergono dagli scrigni della memoria, fondendosi in un magna di odi e veleni. Il recente passato franchista divide i due fronti, e viene usato come una clave da chi richiede la libertà e condanna senza mezzi termini il governo del “Caudillo” e chi, tra distinguo e apprezzamenti, ringrazia la dittatura per aver conservato almeno l’unita del Regno.

Nella guerra ideologica, però, i simboli sono elementi vitali. Alle esteladas (bandiere indipendentiste) esposte in modo “abusivo” negli edifici pubblici fanno da contraltare le stoffe franchiste apparse in manifestazioni in favore dell’unità. E mentre Artur Mas immagina una futura Catalogna libera dal giogo centralista, sovrana e membra dell’Unione Europea (ma con un esercito francese), le maggiori banche spagnole (tra tutte la basca BBVA) stanno prendono in seria considerazione l’idea di trasferire le sedi centrali a Madrid. Per la serie: dove spirerà il vento si muoveranno i vessilli. Non tutti. Non oggi.