L’ambasciatore Sergio Romano, intervistato lo scorso 7 luglio da Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, ha ricordato la c.d liberazione del 1945 con parole inusuali. Romano, allora giovanissimo, non festeggiò l’arrivo delle truppe anglo-americane. E, a distanza di più di 70 anni dai fatti, rivendica ancor oggi quell’atteggiamento. «Gli americani e i soldati delle varie nazionalità non erano nostri alleati. Erano occupanti. Ci ricordavano che avevamo perso la guerra. Avevano tutti i diritti; ma non quello di pretedendere la mia cordialità».

Parole rare di una fierezza ancor più rara. Patriottismo, certo, anche (probabilmente) il risultato un vissuto adolescenziale attraverso uno capitoli più dolorosi della nostra storia recente: i bombardamenti criminali degli alleati. Una pioggia di bombe che devastarono l’Italia durante la Seconda guerra mondiale. Il costo furono più di centomila morti, danni materiali immani a infrastrutture, abitazioni e soprattutto al patrimonio artistico. Un disastro pieno e una storia rimossa, dimenticata. I “buoni” avevano vinto e gli italiani in silenzio spalarono le macerie, seppellirono i morti. Ricostruirono.

Quest’estate un numero speciale di “Storia in Rete” — l’ottima rivista diretta da Fabio Andriola — vuole ricordare e descrivere questo golgota rimosso e negato con un’analisi sulle tattiche e le strategie dei bombardamenti a tappeto e i racconti delle sofferenze della popolazione civile, i casi eclatanti come il bombardamento di Montecassino o l’episodio di guerra chimica di Bari del 1943, la mostruosa incursione su Gorla e i tentativi della caccia della RSI di arginare lo strapotere aereo alleato, l’uso delle bombe a farfalla contro i civili. In più, gli aspetti diplomatici dei bombardamenti su Roma e sul Vaticano, la scienza al servizio della distruzione e l’appoggio dato dai partigiani alle forze aeree angloamericane, la distruzione del patrimonio artistico italiano e il paragone con le incursioni alleate sulla Francia occupata. Un lavoro da leggere e diffondere.