Quando osservo il volto del giornalista Pierluigi (Pigi) Battista o leggo i suoi articoli mi sovviene un duplice ricordo: quello di suo padre, Giovanni, avvocato e gentiluomo, reduce della divisione Monterosa; e quello del Tartufo, ” l’imposteur ” di Moliere.
Proprio oggi, 16 aprile, Pierluigi auspica sul Corriere della Sera che la Resistenza possa essere assunta come “storia comune”da tutti gli italiani, dunque anche da quelli che militarono nella Repubblica Sociale Italiana o li approvarono e li approvano.
Ricordo quando Giovanni raccontava a noi giovani missini le vicende della guerra e della guerra civile e gli ideali coltivati da lui e dai tantissimi altri, che avevano aderito al Fascismo e dopo la resa senza condizioni di Cassibile e l’ignominiosa fuga di Badoglio e del Re a Brindisi, avevano scelto la RSI.
Ricordo le azioni dei partigiani, specie a guerra finita, nel “triangolo della morte”, dove ho trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza, testimone diretto degli eventi. E mi sconcerto, nemmeno m’indigno, di fronte all’immane e immonda ipocrisia di sollecitare le vittime alla “memoria condivisa” con i carnefici, mentre si continua a rappresentarle come nefande. E mi confermo nel rifiutare non solo qualsiasi condivisione con la Resistenza, ma anche qualsivoglia giustificazione per i suoi apologeti. Tantomeno per quelli che smentiscono i padri!