La “deriva autoritaria”, dal marzo 2014 rappresentata e personificata dal dott. Renzi e scoperta giorni or sono da Berlusconi, ha offerto finalmente l’occasione per un incontro tra il presidente del Milan e l’”altro” Matteo, incontro svoltosi senza una interlocutrice indispensabile come Giorgia Meloni (non invitata?).

Questa novità registratasi nel settore di centro – destra dello schieramento politico nonostante tutto e a dispetto di tutto, non morto, ha attratto l’attenzione di due editorialisti del “Corriere della Sera”.

Galli della Loggia inizia con l’elencare gli “elementi fisiologici di preminenza della Sinistra rispetto alla Destra [ma non erano categorie esaurite e quindi estinte?]” il seguito, goduto e costruito , dei media e della cultura, la maggiore motivazione e “quindi fedeltà del proprio elettorato”, la “maggiore familiarità e conoscenza con personalità e circuiti politici internazionali”. Solo la prima delle tre argomentazioni è credibile grazie all’insipienza della Destra, la seconda è valida solo per i sostenitori di Fi ma non davvero per quelli della Lega e di FdI, mentre per la terza basta per la sua inconsistenza considerare e pesare con obiettività il credito goduto in campo internazionale da Renzi e dalla Mogherini.

E’ del tutto erroneo, poi, che la Sinistra sappia, pur “alla buona”, fare politica e che la Destra sia capace solo di politiche di Destra, dal momento che Berlusconi non ha mai perseguito e tanto meno realizzato alcun progetto di destra e si è prodotto in confusi e superficiali provvedimenti vagamente e timidamente liberali.

Se sorretti dall’onestà non si può non rilevare che del programma non si è goduto di alcun prodotto, avendo ascoltato esclusivamente parole.

Dopo aver rivisitato i limiti ed i difetti innegabili del berlusconismo, suggerisce alla Destra come risorsa un’integrazione stabile con la cultura del cattolicesimo politico, che guarda, forse all’insaputa di Galli, non da oggi in tutt’altra direzione, come dimostrano le posizioni assunte e sostenute senza esitazioni dal quotidiano della Conferenza episcopale italiana.

Michele Salvati, dal canto suo, sogna, ma solo lui, un cammino “spedito” delle riforme (?) governative, fantastica sulla “posizione centrista e fortemente riformista del Pd”, dimenticando l’inesistenza di misure programmatiche esplicite e dettagliate, il farraginoso velleitarismo dell’esecutivo ed il suo sterile ballonzolamento tra un progetto e l’altro. Conclude, difendendo la legge elettorale scaturita nei conciliaboli del Nazareno e i suoi intenti verso gli interessi dei cittadini “sani e santi”. Ha ragione – e duole assai riconoscere la fondatezza della osservazione – nel segnalare la mancanza di prospettive e di realismo, dominante nell’area di centro – destra, incapace di concepire “possibili vittorie del futuro” e debole nel seguire e nell’inseguire modelli d’Oltralpe in una sorta di autolesionistica sudditanza.