Rinunzio per una volta ad una pur ghiotta replica ad Ernesto Galli, che nel suo editoriale “L’equità perduta”, pone una serie di domande tutt’altro che astruse, rimaste senza convincenti risposte soprattutto a cause di analisi incomplete o miopi.

Più forte ed avvertita è invece la necessità della testardaggine, della goffaggine, della faziosità e della cecità di certe iniziative “culturali” e non di cellula, riprese religiosamente sempre dal foglio di proprietà di Urbano Cairo. Il responsabile delle pagine “culturali”, di cui ammiriamo estasiati ogni giorno l’equilibrio e la misura, segnala la presentazione di un saggio, intitolato Dubre Libanos (1937) (Laterza), riguardante l’operazione ordinata dal vicerè Rodolfo Graziani, a seguito dell’attentato da lui subito, e culminata con “lo sterminio freddamente pianificato” di circa duemila monaci e pellegrini cristiani nel santuario copto di Debre Libanos.

La nota, pur nel suo ridotto spazio, pubblicata in fondo pagina, accumula una serie irritanti di giudizi, incredibili e quanto mai partigiani. L’estensore, con una faccia tosta degna di migliore sorte e di più onorate mete, arriva a sostenere, bontà sua, che “anche se in Africa tutte le potenze europee si macchiarono di brutali atrocità [tutte radicalmente cancellate]”, toccando il punto estremo (umiliante) del servilismo ,“pochi casi reggono con la rappresaglia ordinata” dal generale ciociaro.

A questo punto è doveroso rivisitare altre “brutali atrocità”, in primis i bombardamenti angloamericani, che coinvolsero, provocandone la morte, quantificata con la larga approssimazione, di 60.000 civili, di ogni età e classe sociale, in mille città e centri minori, “dalle Alpi alle Piramidi”. Un esempio incredibile ed assurdo, mai assolutamente riprovato, è rappresentato dalle 3 mila vittime “per un errore di calcolo” il 18 luglio 1943 nell’area romana di S. Lorenzo.

E “lo sterminio”, meramente orientativo ed approssimativo (150.000 – 200.000 morti, di Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 settembre 1945, con le decine di migliaia di invalidi e mutilati, che recarono per decenni nelle carni i segni delle radiazioni, non fu “sterminio freddamente pianificato”, dal mondo ignorato e cinicamente sottovalutato?

E cosa sarebbe successo, quale irrisione del senno e della logica sarebbe emersa, quante urla scomposte e folli si sarebbero levate verso il “cielo dei giusti” dell’empireo cattocomunista radicale, se il presidente Obama, primo presidente americano a recarsi in una delle città martiri il 27 maggio 2016, a 71 anni di distanza, avesse chiesto scusa?

A proposito del mondo occidentale, fazioso e aprioristico sui decenni passati, emergono con cadenza quasi quotidiana casi, in cui tutto è fermo e tutto ricoperto da una coltre di assordante ed agghiacciante silenzio. Il supplemento settimanale dello stesso giornale di via Solferino segnala ben tre esempi di enorme gravità, di fronte ai quali il mondo americano e quello europeo rimangono inerti ed inoperosi. Nel Mozambico si denunziano abusi “scioccanti” del governo mentre il Venezuela risultato “devastato dalla crisi [provocata da un dittatore di estrema sinistra], madri e padri emigrano e si lasciano alle spalle i figli, affidati ai parenti e agli amici. Alcuni vengono abbandonati negli orfanotrofi o alla stazione dei pullman: sono un esercito di quasi un milione di minori”. Infine lo Sri Lanka è da 20 anni dilaniato da una guerra civile quanto mai sanguinosa e letale per il futuro del paese.

Per ritornare al pamphlet propagandato e alle righe pubblicitarie, in parallelo ed in via logica non è possibile sorvolare sulle pagine scritte dalle truppe americane in Corea, nel Vietnam, in Afghanistan, in Irak . Le operazioni furono forse condotte con i  “fiori nei cannoni”  e con un atteggiamento premuroso verso le popolazioni?