La questione è nota: Il tribunale del Riesame di Genova ha accolto il ricorso della Procura sul sequestro dei fondi della Lega in relazione alla truffa ai danni dello stato, stimata in 49 milioni, per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 per cui sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi, l’ex tesoriere Francesco Belsito e tre ex revisori dei conti.

Parliamoci chiaro, non ci troveremmo in questa situazione se la precedente gestione politica di Bossi & Comp. non avesse intrallazzato allegramente. È un film purtroppo giù visto più volte: chi si ricorda il “compagno” D’Alema che se ne stava in una casa popolare di 200 metri quadrati senza pagare una lira? E la vicenda di Gianfranco Fini concernente la casa di Montecarlo? Bossi è stato uno dei leader politici più “moralizzatori”, sempre adirato contro “Roma ladrona”, apparentemente incorruttibile. Invece poi salta il coperchio della pentola e viene fuori tutta questa faccenda su Bossi, Belsito e il figlio dell’ex Senatùr, “Il Trota”.

Ciò detto, la tempistica con la quale, tanto per cambiare, la magistratura si sta muovendo, suscita quantomeno dei sospetti. Che l’attuale governo gialloverde sia inviso ai poteri forti è evidente, e come già accaduto in passato con altri governi e leader politici, quando non si può fermarli politicamente, si ricorre ad altri strumenti, quali lo spread o le toghe. Ma al di là della tempistica, quello che fa pensare è che si sta cercando di usare strumentalmente fatti risalenti alla gestione Bossi, per colpire un intero partito, danneggiando anche politici che sono estranei a quei fatti.

Di questo ha parlato in tempi recenti anche Vittorio Sgarbi, che pur essendo irriducibilmente anti “grillo-leghista”, dalla sua pagina Facebook ha postato un video nel quale – coerentemente con le sue idee liberali e con le battaglie garantiste che ha sempre combattuto – ha difeso la Lega da quest’offensiva giudiziaria, rilevando che quei soldi appartengono comunque alla Lega, e se Bossi e i suoi gli hanno sottratti, questi devono essere restituiti al partito e non sequestrati dallo Stato. In difesa del partito di Salvini, Sgarbi ha lanciato una provocazione, ovvero: tutti – leghisti o meno – versino un piccolo contributo economico per sostenere la Lega in questo momento di difficoltà. Una lodevole provocazione, ma che resterà tale.

Sulla stessa lunghezza d’onda, gli interventi della Meloni (Fratelli d’Italia) e Toti (Forza Italia). La leader di FdI ha detto: «Non sarà una sentenza ingiusta a fermare l’azione politica di un partito. Se c’è qualcuno che in passato ha sbagliato e ha commesso reati ai danni di tutta la collettività, deve pagare severamente, ma questo non può in alcun modo tramutarsi nell’atto di impedire ad un partito che rappresenta milioni di italiani di continuare ad operare. Da Fratelli d’Italia piena solidarietà ai militanti della Lega e al segretario Salvini». Da parte sua Salvini mostra i muscoli dichiarando: «Temete l’ira dei giusti». E ancora: «Ci sequestrino pure tutto, gli italiani sono con noi».

Ma al di la della retorica, i rischi per i leghisti sono molto grossi e seri. Che l’attuale governo (e soprattutto la Lega) abbia il sostegno degli italiani è indubbio, ma questo non impedirà alla magistratura di procedere. A meno non stia “bluffando”, la sensazione è che Salvini stia sottovalutando la situazione, come fece Craxi nei primi anni novanta. E la situazione è analoga, perché sebbene il pentapartito fosse realmente corrotto, con l’azione di Mani Pulite, di fatto, si liquidò un’intera classe dirigente politica, per spianare la strada alla Seconda Repubblica che avviò quelle liberalizzazioni e privatizzazioni che indebolirono lo Stato nazionale e svendettero l’Italia all’euromondialismo. Questo processo è stato per la prima volta arrestato dall’attuale governo sovranista-populista, ed è per questo che i poteri forti si stanno scatenando per rovesciarli.

Mentre scrivo, circola la voce che per cercare di salvarsi, la Lega starebbe pensando di imitare il Movimento 5 stelle, diventando un partito “web”: mettere cioè a regime una piattaforma online della Lega, che – bypassando i costi economici temporaneamente non sostenibili – possa permetterli l’agibilità politica. Non sono in grado di dire se questo escamotage permetterà al partito di salvarsi. Certo è che se improvvisamente venisse azzerato un partito di governo che i sondaggi danno come primo nei consensi, la reazione degli italiani sarebbe forte, ma non possiamo illuderci che ciò possa fermare l’azione dei giudici.

Urgerebbe la riforma della magistratura che è stata spesso invocata, ma che finora nessuno ha saputo o voluto realizzare. Resta il fatto che Craxi, Berlusconi o Salvini, in questo Paese i cittadini contano sempre meno e si vedono sempre annullare il loro voto attraverso golpe compiuti dai magistrati o dagli attacchi speculativi finanziari, per rovesciare governi democratici e legittimi e sostituirli con esecutivi tecnici o politici mansueti con i poteri forti. Fatti indegni, vergognosi, che vedono le opposizioni di centrosinistra festeggiare, dimostrando una volta in più il loro servilismo nei confronti della finanza. Cosa potrebbe allora accadere? Un’ipotesi che possiamo formulare è che quegli elettori, vedendosi all’improvviso mancare il loro partito di riferimento, convergono i loro voti altrove, in un partito che possa essergli il più possibile affine: teoricamente Fratelli d’Italia. Ma è pura teoria. Cosa realmente accadrà è imprevedibile.