Mi ero ripromesso di non scrivere nulla sulla controversa figura della trafficante di carne umana tedesca al timone della Sea Watch. Innanzitutto perché è già stato detto e pubblicato di tutto su di lei, la sua vita, la sua famiglia e sulle recenti vicende di cronaca che l’hanno avuta come protagonista.


Non voglio accodarmi – comunque – a chi le augura ogni male o galera eterna (in una nazione dove vive libero uno Schettino sarebbe oltretutto davvero impensabile) ma sento il bisogno di distinguermi da chi vede in lei — in quell’area magmatica della Destra terminale — aspetti positivi, richiamandosi a una sorta di ‘onore delle armi’ per un avversario considerato (parrebbe) da apprezzare per il suo valore e la sua coerenza.
Del resto, assistendo alla sceneggiata di Lampedusa, pareva di vedere un vecchio film western, imbevuto della stantia visione manichea del mondo e dell’eterna lotta tra il bene e il male, nel quale un manipolo di ‘valorosi’ cavalleggeri (impersonati qui dai prodi delle ONG) riesce sempre – all’ultimo minuto – ad avere ragione di (teoricamente) soverchianti forze avversarie. Un po’ come per la teutonica rastamunita, celebrata e coccolata dai media, sostenuta da nazioni estere e forte dell’appoggio di tutti i rappresentanti della politica antinazionale (PD in testa) con le tasche imbottite di denaro e la casa a Londra comperata da papà e descritta come ‘valorosa’.


Accetto che ci sia chi l’apprezza (diversamente da me) però l’eroismo e la coerenza permettetemi sono cosa diversa. Sarebbe come se i (tanti) estimatori del Settimo Cavalleggeri, tra un’erezione spontanea e un’altra provocata dal suono della tromba che accompagnava l’inevitabile carica a cavallo contro gli indiani, si spingessero a tessere le lodi di chi forniva ai nativi coperte per l’inverno infettate dal vaiolo.
Oppure, per cercare similitudini più vicine a noi, se qualcuno si fosse azzardato dopo il 29 giugno 1916 a parlare di eroismo della fanteria ungherese che aveva fatto strage a colpi di mazza ferrata sul monte San Michele dei nostri soldati intontiti dal primo attacco coi gas sul Fronte Italiano della Prima Guerra Mondiale.
Chi parla di coerenza ed eroismo dovrebbe perlomeno considerare che questo si misura soprattutto nelle azioni quotidiane, in silenzio nel privato e non a favore di telecamere.
Altrimenti è solo esibizionismo da fogna, come quello di un gay pride qualsiasi, dove chi gira paludato in tenuta sado-maso ostentando i culi nudi o esponendo cartelli osceni poi vive vigliaccamente la propria quotidianità mimetizzato tra la gente.