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Che bastardi questi disoccupati che si iscrivono al collocamento solo per infastidire il bugiardissimo. Perché gli ultimi dati ufficiali rilevano che la disoccupazione in Italia e’ tornata ad aumentare. E per fortuna che ci sono i quotidiani di servizio ad indorare la pillola e a rigirare la frittata.

Dunque, secondo la vulgata dei dis informatori, la disoccupazione è cresciuta solo perché quei cialtroni di fannulloni disoccupati si sono messi a cercare un lavoro. Mica tutti, per fortuna. Perché l’esercito degli scoraggiati, quelli che si sono rassegnati e un’occupazione manco la cercano perché sanno di non poterla trovare, continua ad essere estremamente folto.

Qualcuno, però, ci sta provando ugualmente ed è ricomparso nelle statistiche ufficiali, riavvicinando il tasso di disoccupazione al 12% mentre quello giovanile torna verso il 40%. Tassi ufficiali, sia chiaro. Perché la situazione è decisamente peggiore. Gli “scoraggiati” non rientrano in queste statistiche. Dunque la disoccupazione reale, considerando anche i rassegnati, sfonda ampiamente il muro del 12% per avviarsi verso livelli decisamente più elevati.

Questo, però, i giornali di servizio evitano di farlo notare. Per loro contano solo i nuovi ingressi nel mondo del lavoro. E basta un giorno di lavoro, anche solo un voucher, per rafforzare le classifiche degli occupati. Ma non bisogna dirlo. La versione ufficiale, che deve valere per tutta la stampa asservita, e’ che il jobs act funziona a meraviglia. E solo quei fancazzisti di francesi non capiscono quanto sia bella e giusta questa riforma che, per ammissione degli stessi sostenitori della loi travail, garantirà salari più bassi ed orari più lunghi.

D’altronde come si può sperare che capiscano, i francesi? Loro si ostinano persino a definire le loro riforme con parole della loro lingua: loi travail, legge lavoro. Una riformetta, rispetto a quella renziana che utilizza l’inglese: jobs act. La qualità e’ tutta nell’uso della lingua.