L’Italia è una terra tutta particolare, non più Stato dal 1948, non più Nazione dal 1943. Uno dei tanti “pontefici del pensiero”, che l’hanno abitata ed illustrata, indiscutibile ed inoppugnabile, al pari dei suoi colleghi, Giovanni Sartori, nella prefazione al suo volume Mala tempora, presentato nel 2004, era dell’avviso che “il nostro è sempre stato, ed è restato, un paese disossato, senza vertebre, al momento della prova non reagisce; subisce”.

Cosa avrebbe potuto sostenere lo studioso fiorentino, scomparso tre anni or sono, conterraneo di quel tal Renzi, che ieri, da  politico di bassa o infima lega, è diventato mercante di poltrone  di fronte all’oggi? E’ vero infatti che il Paese ha subìto o meglio ha continuato a subire con la pandemia l’inadeguatezza e l’arroganza inconcludente del governo giallorosso, incapace, dopo la dichiarazione dello stato emergenza proclamato il 1° febbraio, di adottare le misure indispensabili conseguenti.

Ma è anche vero che la situazione diviene di giorno in giorno più grigia e più desolante, non certo soltanto per le autodifese di Bonafede e per le dichiarazioni ridicole della Azzolina, sedicente responsabile dell’Istruzione.

Siamo arrivati al paradosso democratico, in cui la stampa, palesemente allineata o meglio subordinata al potere o meglio ancora alle centrali, che sotterraneamente dirigono, indica all’opposizione, già da sola inconcludente, disorganica, programmaticamente elementare (vedi le difficoltà, preludio di una meschina figura per la tanto strombazzata manifestazione del 2 giugno, come al solito sabotata da Berlusconi), le linee di condotta. Siamo in una situazione solo apparentemente incredibile, in cui si può , senza esagerazioni, individuare la Confindustria come la “vera opposizione”.

Sulla stampa del regime Polito suggerisce alla Meloni e all’altro della Lega, per Berlusconi chissà, i campi su cui agire, mentre Passigli , più volte deputato e senatore del PD, sottosegretario con D’Alema e Amato, si è arrogato il compito di scomunicare in termini definitivi l’opposizione “oggi in Italia non solo anch’essa divisa , ma incapace di comprendere le reali necessità del Paese”.

Sarebbe stato davvero incredibile ed impensabile che all’appello del “buon senso” mancasse un altro “guru”. Angelo Panebianco dalle ospitali colonne del foglio quotidiano, proprietà di Urbano Cairo, certifica, direi reclama la necessità di “un radicale cambiamento di linea politica del principale partito di opposizione: la Lega”. Ritiene, coniando un termine, assente nel Vocabolario” dell’ Istituto della Enciclopedia Italiana, “non implausibile” , recte per i meschini, come lo scrivente, per la regola delle due negazioni, accettabile o accreditabile, che la Lega possa entrare nel PPE, si sbarazzi di “certe liasons dangereuses” con la Russia (quelle accertate dei grillini con la Cina sono legittime e indiscutibili!), si avvicini a Forza Italia, creando “una alleanza dei ceti produttivi” e in successione prefabbricata dia vita ad una convergenza parlamentare con i renziani e la fazione del PD , sostenitrice dell’economia di mercato.

In conclusione di questa prospettiva fantapolitica Panebianco non tralascia l’occasione per offendere volgarmente gli elettori in fuga, “regalati”, tra l’altro a Fratelli d’Italia, definiti, senza degnarsi di valutarne le ragioni, “arrabbiati a prescindere”.