Enrico Giovannini, ministro della disoccupazione e degno erede di Elsa Fornero, giustifica il disastro del lavoro italiano con una presunta inoccupabilità dei senza lavoro di casa nostra. A partire dai giovani. E questo perché una indagine Ocse avrebbe collocato in fondo alla classifica mondiale la preparazione degli studenti italiani, sia per quanto concerne la matematica sia per l’italiano.

 

Il ministro, ovviamente, evita di chiedersi le ragioni di questo analfabetismo non solo di ritorno ma pure di andata. Perché, se si facesse la domanda, dovrebbe anche darsi una risposta politicamente molto scorretta. Nelle classi italiane si procede – si “deve” procedere – sui ritmi dei più lenti. Ossia di quelli che l’italiano non lo parlano. Perché sono stranieri o, anche se nati qui, figli di genitori immigrati che a casa continuano ad utilizzare la lingua del Paese d’origine. Ci si ritrova, così, con bambini che in quarta elementare non riescono neppure a scrivere correttamente il proprio nome. Se la cavano, dunque, soltanto i piccoli che a casa hanno genitori con tempo a disposizione per impartire autonomamente lezioni di lingua, di scrittura, di qualsiasi materia. Perché l’Ocse confronta solo due materie, ma le carenze italiane emergerebbero anche nelle altre.

 

Come si fa a spiegare la storia se chi ascolta non capisce la lingua? E se si occupa più del dovuto ad insegnare l’italiano, è evidente che le altre materie vengono penalizzate. Ma il governo Alfetta delle larghe intese, e del politicamente corretto, finge di non sapere e di non capire.

 

Così come fa finta di niente di fronte ad altre classifiche internazionali. A partire da quelle che pongono le infrastrutture italiane ad un livello inferiore rispetto a Paesi africani e sudamericani. O quelle dell’Unione europea che collocano le regioni italiane al fondo delle classifiche di competitività.

 

Ma sono davvero credibili queste classifiche? L’ufficio studi di Unicredit assicura di no. Come pubblicato dal “Nodo di Gordio”, la Lombardia sarebbe al 128° posto tra le 262 regioni europee. E le altre regioni italiane sarebbero collocate ancora più in basso. Tutto vero? Unicredit sottolinea come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte figurino nei primi 20 posti delle classifiche del valore aggiunto totale; del valore aggiunto di commercio, trasporti e turismo; del valore aggiunto per servizi finanziari ed alle imprese; del valore aggiunto della manifattura; e anche per la quota di esportazioni sul totale mondiale. In alcune di queste classifiche entrano anche Toscana e Lazio.

 

E allora? Il dubbio di Unicredit è che si tratti di classifiche ad hoc, create appositamente con criteri tali da far precipitare la posizione dell’Italia. Perché gli investitori leggono anche questi indicatori, prima di scegliere il Paese in cui investire. E danneggiare l’immagine dell’Italia fa comodo a molti, a partire da Berlino.