Con Gigi Riva, il popolare “Rombo di Tuono” fuoriclasse del Cagliari e della Nazionale tra gli anni ’60 e ’70, Silvio Berlusconi condivide molti aspetti.
Come Riva riuscì in un’impresa mai realizzata prima, e – finora – mai replicata: l’uno portò il Cagliari a vincere lo scudetto, l’altro il centrodestra al governo.
Come Riva, seppe riportare l’Italia a livelli internazionali di prestigio. Gigi portò gli Azzurri sul trono d’Europa e divenne vice-campione del mondo secondo solo al Brasile di Pelé; Silvio assunse un ruolo spesso decisivo nelle riunioni tra i grandi della Terra, diventando protagonista nella ricucitura dei rapporti tra USA e Russia.
Come Riva, fu l’uomo dei record difficilmente eguagliabili: il primo è ancora oggi il cannoniere più prolifico nella storia della Nazionale; l’altro ha preso più voti di tutti, ed i suoi furono i governi più longevi.
Ma un giorno, Gigi si rese conto che il fisico non lo supportava più, ed appese le scarpette al chiodo, contribuendo con la tempestività del gesto ad alimentare il suo mito, mai scalfito a 40 anni dall’ultima partita. Di più, capì che il suo prestigio e la sua esperienza sarebbero stati ancora utili alla squadra e si rese disponibile, rinunciando alle luci della ribalta, a svolgere il ruolo di Team Manager della Nazionale per oltre 20 anni, contribuendo da dirigente alla conquista di altre due finali ed un titolo mondiale.
Silvio invece, pur sapendo che non potrà mai più essere il condottiero di una battaglia vincente, si ostina a tenere occupata dalla sua ingombrante presenza quell’area politica che egli stesso ha creato ma di cui, ormai è evidente, non gli interessano gli sviluppi futuri e le sue possibilità di successo.
Anziché consegnare alla storia l’immagine vincente di un politico irripetibile, rimane attaccato ai rimasugli di un credito che inesorabilmente si riduce, impedendo ad alcuno di provare a dar vita ad una opzione politica veramente alternativa alla sinistra ed in grado di competere per il governo della Nazione. Peggio, come Crono coi suoi figli, l’ex Cavaliere si occupa solo di denigrare e depotenziare ogni iniziativa tesa a far sopravvivere il frutto geniale della sua intuizione, cioè un centrodestra capace di occupare il proprio spazio senza cedere alle sirene dei condizionamenti e delle convenienze personali o economiche.
Così, mentre lui ed i suoi cortigiani trattano rese disonorevoli col Putto Fiorentino, cui non par vero – tenendo in vita il simulacro del vecchio avversario – di congelare l’altra metà del campo, di qua nessuno appare legittimato a ricostruire qualcosa che renda entusiasmo e fiducia ad un vasto corpo elettorale rimasto privo di rappresentanza.
Gigi Riva, resistendo alle sirene di chi pure sembrava offrirgli dei vantaggi, rimase sempre fedele alla bandiera del Cagliari, che egli stesso incarnava. Oggi, trascorse due generazioni, è ancora un campione di riferimento per ogni ragazzino che calpesta un campetto di periferia.
Di Silvio, ridotto a puntello della sinistra, già domani si dirà che ha distrutto – per egoismo – il suo capolavoro.
Peccato.