Lo stupro è uno degli argomenti posto all’attenzione generale, sul quale vengono compiute manovre demagogiche, irritanti e meschine, quali quelle di celare la nazionalità o meglio la provenienza, dato che la prima conta meno di nulla, dei responsabili dei drammatici fatti di Rimini. In essi, come è noto, la polizia italiana con le sue incertezze dovute certamente a direttive del Viminale, guidato dall’osannato Minniti, ha provocato l’arrivo mortificante di inquirenti polacchi, connazionali della sfortunata donna.

Si dice che solo il 7% degli stupri venga denunziato ma un famoso e celebrato sociologo si è precipitato ad affermare, scoprendo “l’acqua calda”, che “non ci sono dati solidi da cui trarre conseguenze certe” sull’identità dei responsabili, salvo poi abbandonarsi ad una esaltazione dei maschi stranieri arrivati in Italia, “più giovani, più dinamici, più moderni”, cioè vessilliferi di civiltà e di progresso.

Ma al di là di questa pagina, trattata in maniera miope e demagogica, altre sono preoccupanti nel presente e tali da proiettare ombre, più che fosche, oscure sul futuro anche immediato, la scuola e le vaccinazioni.

Una nota di Orsola Riva , confinata in XVI pagina del “Corriere della Sera”, osserva senza equivoci che “dopo le incaute promesse della Buona Scuola, confusione e incertezza regnano nell’apertura del nuovo anno”. Non nasconde poi che il livello di scontro tra studenti, di cui si ignorano logica ed intenzioni, e docenti (poverini quelli sensati, nessun rimpianto per quelli, rigorosamente “rossi”, pianificatori del dissesto prima che pedagogico, culturale) e presidi (sceriffi mancati, assenti o impotenti in ambito disciplinare, spesso inadatti e preoccupati solo delle mille incombenze solo burocratiche) “mai si era visto così alto”.

La Piva affronta sinteticamente 3 altri argomenti, in cui il governo, in tutto e per tutto erede del precedente, anche per l’inadeguatezza prima della Giannini ed ora della Fedeli, adatte al ruolo come lo era stata la “forzista” Gelmini, denunzia inconcludenza furbesca (protesta dei professori e ricercatori universitari), superficialità e debolezza (le vaccinazioni) e programmazione velleitaria e fallimentare (buchi sempre presenti nell’organico di materie chiave quali matematica e sostegno nonostante le gigantesche immissioni in ruolo).

L’argomento delle vaccinazioni sul quale si è accesa una incredibile quanto assurda disputa tra alcune Regioni (Lombardia, Veneto e Puglia) e lo Stato, non il governo, come impropriamente scrive la Riva, rileva una mentalità preoccupante sul tema specifico, nel quale – senza enfasi – coinvolgendo creature innocenti, da salvaguardare e preservare, dovrebbe regnare sovrana l’assennatezza e non la rivendicazione fanatica di prerogative insostenibili, illogiche e innaturali. Ricordiamo a noi stessi che la Lombardia, in secoli passati, dette i natali ad un certo “dottor Azzecarbugli” !.

Ancora più grave, per una proiezione politica, è il caso nella deprecabile ipotesi di un’applicazione del referendum consultivo, indetto nelle due regioni settentrionali a guida leghista e sostenuto, senza opportuna e attenta riflessione, da altre forze politiche, lontane ed antitetiche a qualsiasi ipotesi di disgregazione o attenuazione dei poteri statali.

Dimostra e prova la confusione regnante nel PD la decisione caricaturale dell’autocertificazione per le vaccinazioni, assunta dalla Regione Lazio, presieduta dall’”orlandiano” Zingaretti.