Quando una giovane vita si spegne, il dolore dovrebbe avere il sopravvento su tutto; quando ciò accade in circostanze tremende, con una ragazzina torturata per dodici ore prima di essere uccisa, una nazione che sia tale dovrebbe raccogliersi unita attorno ai suoi più alti rappresentanti per ribadire che la violenza, il degrado, la sopraffazione non debbano avere alcuna giustificazione. Ci sono situazioni poi che per circostanze particolari emozionano più di altre ; nel 1981 , quando un bambino, Alfredino, cadde in un pozzo a Vermicino, in provincia di Roma, tutta Italia si strinse attorno ai soccorritori, nella speranza di poterlo salvare ; il presidente Pertini d’istinto decise di essere presente attorno a quel pozzo per significare la presenza di tutto il paese, divenuto comunità, per poter dimostrare una partecipazione morale a quel triste evento. Qualcuno poi sussurrò che forse quell’intervento presidenziale, con l’immancabile scorta, potesse essere stata solo d’impiccio agli infruttuosi tentativi di salvataggio. Ma solo di un sussurro si trattò perché il dolore per la morte di Alfredino prevalse su tutto, e l’accorrere di Pertini fu interpretato come il gesto simbolico di umana solidarietà del capo di uno Stato che aveva appena riacquistato una sua autorità, dopo i tragici anni di piombo, che avevano offuscato le menti e i cuori di tanti uomini.

Quando si è appreso della morte di Desirée, delle barbare circostanze in cui è avvenuto, il ministro Salvini, a rappresentanza di tutti gli italiani, ha deciso di portare una simbolica rosa sul luogo del delitto, un gesto di pietas umana. Analogo gesto aveva compiuto qualche ora prima il rappresentante del PD Orfini, ma da ameba qual’è , nessuno se ne era accorto. Alla notizia dell’arrivo di Salvini, la sinistra è insorta ed è andata in cortocircuito. A quel punto non contava più la morte di una ragazzina, il degrado morale di quei luoghi, lo stupro prolungato, la droga che annientava tanti altri giovani. C’era solo il nemico, il razzista, il fascista, il sovranista e quanti più epiteti si possono trovare per alimentare un odio artificiale verso l’avversario politico. Salvini era lo sciacallo venuto a speculare su quel delitto, derubricato quasi ad una fatalità , ad un incidente di percorso.

Abbiamo ascoltato e letto commenti che sembrava impossibile che potessero essere veri, che dimostrano come la sinistra da sempre sappia attingere solo all’odio puro per giustificare la propria esistenza.

Una militante dei centri sociali, che parlava per tutti, ha dichiarato che “ i migranti non hanno fatto altro che quello che altri uomini, di altri ceti sociali fanno regolarmente contro le donne “ ; ha poi definito la fine della ragazza “quello che è successo a Desirée”, non avendo neanche il coraggio di pronunciare la parola morte.

Un altro compagno ha scritto sui social:” Il delitto è terribile, ma è anche doveroso immedesimarsi nei panni di quei poveri ragazzi che, dopo aver visto la violenza razzista di questo governo, hanno espresso tutta la loro depressione abbandonandosi a questi orribili fatti. Per questo motivo la colpa è soprattutto degli italiani che non hanno saputo accogliere questi disperati. Concludo con la dichiarazione di Andrea Costa del centro Baobab Experience – l’unica soluzione è l’accoglienza e voi che avete votato Salvini siete complici, vergogna.-“

Si rimane così annichiliti di fronte a queste farneticazioni che diventa difficile quasi ribattere, essendo la logica esclusa, ma anche la pietas, il senso di appartenenza ad una comunità. Qualcuno potrebbe tentare di obiettare : ”vorrei vedere se la vittima fosse stata sua sorella !” Ebbene anche la sorella verrebbe messa da parte, se questo significasse non dare uno spunto al nemico politico.

Si potrebbe obiettare che queste sono frasi estrapolate da alcuni fanatici, che non rappresentano il contesto della sinistra culturalmente più elevata.

Invece no, forse è addirittura peggio. Lo scrittore di sinistra Edoardo Albinati ha confessato pubblicamente che ha desiderato che qualcuno morisse sulla nave Acquarius , aggiungendo :” Se muore un bambino , voglio vedere che cosa succede per il nostro governo.”

La stampa di sinistra, quella del pensiero unico, non è che mette il silenziatore a questi obbrobri o li contesta, no, dà spazio e dignità di ragionamento a queste ammissioni.

Una certa Italia è rimasta ancora alla strage di via Rasella, quando i partigiani comunisti uccisero una trentina di soldati ausiliari tedeschi e due cittadini romani, uno dodicenne, per poi far sì che i nazisti dessero luogo alla rappresaglia delle Fosse Ardeatine, un crimine contro l’umanità che generò odio giustificato nella popolazione. Nessuno si costituì , perché i morti della rappresaglia sarebbero serviti alla causa comunista.

Per la sinistra il morto, la vittima di un’ingiustizia, di una terribile violenza, di una vile aggressione, non deve essere pianto perché una vita è stata stroncata ma ha una sua dignità umana, merita il dolore e la compassione di tutti solo se è funzionale alla causa.

Abbiamo tutti pianto la fine tragica di Stefano Cucchi, anche con rabbia perché ci siamo sentiti traditi da chi ha infangato l’Arma dei Carabinieri, una delle istituzioni più nobili di questo paese , ma lo abbiamo fatto perché era stato ucciso un ragazzo indifeso, dopo un violento pestaggio.

Ma se dovessimo dedicare una piazza, una via , una scuola ad un ragazzo, sceglieremmo Giuseppe Girolamo che nel naufragio della Concordia si sacrificò per salvare una bambina, ma è un morto che non serve a nessuno, quindi si dia pace chi ci potrebbe pensare.