“Ciao, Walter !”

“Benvenuto, Matteo ! Benvenuto a Msimamo.”

“Perché questo nome, Walter ?”

“Perché Msimamo, in swahili significa “posizione” ed è il termine che più si avvicina al nostro significato di coerenza ; ho chiamato così questo villaggio che ho fondato, perché qui giungono coloro che hanno deciso di abbandonare la politica una volta sconfitti , coloro che hanno fatto una scelta e non la cambieranno , per rispetto alla propria dignità.”

“Sì, non mi piace l’idea che cominci per msi, scusa la battutaccia..”

“E’ un fatto casuale , o forse no, chissà, può avere un significato recondito, sta a te trovarlo, caro Matteo.”

“Da quanto sei qui Walter ?”

“Da dopo la sconfitta alle elezioni contro Berlusconi, nel 2008 ; allora affermai che se non fossi riuscito ad essere nominato premier, sarei andato a fare il missionario in Africa, abbandonando ogni altra velleità politica.”

“Anch’io ti ho seguito per lo stesso motivo, dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre scorso: ho mantenuto la promessa di lasciare la politica : avevo detto che nella vita ci sono tante altre cose importanti. Ho una mia dignità e lo ho fatto.”

“Grazie , Matteo. Ora, prima di mostrarti la tua camera, ti illustro tutto quello che qui a Msimamo c’è da fare. C’è da montare le zanzariere ad ogni capanna, prima regola contro la malaria, è una cosa elementare ma ci dobbiamo pensare noi ; poi c’è da posizionare le cisterne in più punti per raccogliere l’acqua piovana, la gente di qui si lava nelle pozzanghere; poi c’è da scavare i pozzi, uno per ogni villaggio. Le donne ogni giorno all’alba camminano per chilometri per andare a raccogliere l’acqua e portarla nella propria capanna. Gli uomini guardano e non fanno niente ma tu non criticare, sono le loro usanze, siamo costretti ad accettarle , noi siamo a casa loro. A giorni arriveranno due tecnici italiani di una Ong internazionale a dotare più capanne possibile di un piccolo impianto fotovoltaico per far luce e cucinare ; ora tutti utilizzano l’acetilene o altri combustibili, che talvolta rubano all’oleodotto. Molti bambini si ustionano e qualcuno accidentalmente ingerisce il combustibile e muore avvelenato.”

“Prevedo di essere molto impegnato, Walter ; mi sembrerà di tornare boy-scout.”

“Quella che vedi in fondo al villaggio è la nuova scuola, prima i bambini percorrevano lunghe distanze per arrivarci. C’era il rischio di incontrare qualche leopardo o branchi di licaoni durante il cammino e di non tornare più a casa. Ora c’è la nostra Valeria a dirigere la scuola; non avrebbe neanche la qualifica per insegnare ai più grandicelli ma qui in Africa ci facciamo andare bene tutto. Un mese fa , quando è arrivata, aveva ancora un’imbarazzante chioma riccia rosso cardinale, ora ha dei nobili capelli sale e pepe, raccolti sulla nuca per il sudore. Ti ricordi che prima di Natale , Paolo le aveva proposto la nomina a ministro dell’Istruzione? Lei ha dignitosamente rifiutato , perché nella campagna referendaria disse che se il No avesse prevalso, avrebbe rinunciato a qualsiasi poltrona. Ora è qui ed è entusiasta, finalmente nella sua vita fatica per lavorare e creare qualcosa, altro che attività sindacali !”

“Hai proprio ragione, questo è il villaggio della coerenza e fammelo dire, della dignità.”

“Sì, Matteo. Pensa che se avessi tradito il mio impegno d’onore e non fossi partito per l’Africa, ora sarei a Roma a scrivere libri che nessuno pubblicherebbe se non fossi un raccomandato, a dirigere film destinati a rivelarsi autentici flop, a firmare programmi televisivi costosissimi per pochi telespettatori. Qui invece mi sono realizzato e conto per davvero, per quello che sono, per quello che faccio per la vita di tutta questa gente.”

“Mi stai convincendo sempre più sulla bontà della mia scelta, sono contento di averti raggiunto, Walter. Finalmente non dovrò più mentire in pubblico e nemmeno a me stesso; sarò io a stare sereno, e questo è impagabile.”

“Scusa Matteo, ed Elena? Non viene ? Anche lei ha perso il referendum…”

“Non abusiamo della fantasia di chi scrive , Walter.”