Non bastava l’accorato appello di sedicenti intellettuali come Daria Bignardi (quella che rimprovera ad Alessandro Di Battista d’essere figlio d’un “fascista”, perché dirsi “chic” e comportarsi civilmente non sempre vanno a braccetto) in favore dei carcerati (gentiluomini che hanno dato fuoco alle prigioni per ammazzarsi di metadone…) in rivolta.

Il solito Christian Raimo, esaurita la notizia delle sommosse carcerarie (e quindi della compassione per i detenuti), ha ritenuto di dover levare un accorato appello per i tossicodipendenti. “In questi giorni non si trova roba. Gli spacciatori sono chiaramente scomparsi. I rifornimenti sono chiaramente bloccati”.

Così, dopo l’esultanza della misandra Michela Murgia per le strade svuotate dalle misure per il coronavirus (che fastidio, girare in città e incontrare quelle brutte entità chiamate esseri umani… magari non del proprio livello sociale, per circa metà maschi, e a volte purtroppo fascisti più o meno presunti), arriva la disperazione di Raimo per i tossicodipendenti rimasti senza rifornimento.

“I tossicodipendenti ma anche chi ne fa un uso abituale, anche solo ludico, stanno subendo contraccolpi”.

Tralasciando la sciatteria grammaticale (“ne fa”… manca l’oggetto della frase, ma un autore pubblicato da Einaudi ne può fare a meno), la distinzione fra “tossicodipendenti” e “chi fa un uso abituale” (di droga) è, oltre che inconsistente, una perniciosa idiozia, volta a far passare il discorso di chi pretende ci siano usi, e soprattutto smerci (pecunia non olet, per gli speculatori della liberalizzazione), legittimi delle sostanze stupefacenti – e che “l’uso ludico” sia non la rovina dei ragazzi, ma un lecito divertimento.

La perorazione di Raimo termina infatti ammonendo: “tra le tante cose che questa pandemia ci fa capire è il valore dell’antiproibizionismo”. Al di là delle reiterate difficoltà del supremo intellettuale con la sintassi, fa ribrezzo l’uso tendenzioso di una tragedia; tanto peggio, per far passare un argomento inaccettabile come la liberalizzazione delle droghe.

L’intellighenzia della sinistra italiana del 2020 è qui racchiusa: i salottieri che si atteggiano a ribelli, riempiendosi la bocca con la solita citazione da Brecht (“ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati”), alla fine dalla parte dei peggiori si sono davvero schierati.

Dalla parte dell’Unione Europea che strangola le economie delle nazioni, dalla parte dei trafficanti di esseri umani, dalla parte dei carcerati che scatenano sommosse e incendi, dalla parte dei tossicodipendenti e degli spacciatori.

Intellettuali sgrammaticati contenti per la pandemia, che sperano di vedere meno gente per strada, e angosciati perché i drogati “in questi giorni non trovano roba”.