I cittadini, elettrici ed elettori di destra, grazie al Cielo hanno dell’attualità e dei problemi una visione ben più ampia e seria di quella, bottegaia e mercantile, posseduta da Vittorio Feltri.

Scavalcano e non si lasciano impressionare dalle promesse fatte da Berlusconi sul “reddito di dignità” dall’ importo di poco inferiore agli stipendi concessi agli insegnanti e al personale delle forze dell’ordine e sulle “agevolazioni fiscali per chi si prende cura di un animale domestico”, senza precisare se la misura sia estensibile agli ovini, ai bovini, ai conigli, ai polli, alle galline ed ai pulcini. Sorridono, per non piangere, nel leggere sue dichiarazioni ex cathedra. Una delle più fresche è contenuta in una intervista al “Corriere della Sera”: “Ho pieno fiducia nei miei alleati [meno male che non li abbia definiti, vassalli] e nel fatto che non verranno meno ai loro impegni”.

Si interessano anche ai rapporti periodici dell’ Istat, a quelli corretti, limpidi ed obiettivi. Apprendono così che il numero delle persone che parlano prevalentemente italiano in famiglia nell’arco di 9 anni (2006 – 2015) è cresciuto appena dello 0,4% mentre l’uso con estranei ha avuto un eloquente aumento (+6,7%).

Diminuisce in maniera netta ed indiscutibile quanto significativo nell’ambito familiare l’utilizzazione del dialetto delle singole aree (dal 32% al 16% tra 1988 e 2006 e al 14% nel 2015) mentre con estranei ha toccato la punta minima del 12,9%.     Un trend di ampliamento affatto apprezzabile si registra nel contesto amicale con il ricorso espressivo ad un misto italiano / dialetto, comprensibile con difficoltà evidenti ed inutili.

Deludente è anche il settore della produzione e della lettura dei libri in Italia. Del tutto sbilanciato è il quadro editoriale con i “grandi” (a loro attivo almeno 50 opere annue), che rappresentano appena il 13,6% degli operatori attivi ma pubblicano più dei 3/4 dei titoli e producono quasi l’86% delle copie stampate.

I “piccoli” (massimo 10 opere) sono, con la loro attività amatoriale e commercialmente poco proficua, addirittura il 54,8%. In desolante calo, un calo che prova una volta ancora la crisi della scuola, il numero dei lettori, passati dal 42% della popolazione superiore ai 6 anni del 2015 al 40,5% nel 2016.

L’indagine comunque appare superficiale e assai poco probante dal momento che circa 23 milioni “dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali”.

La diagnosi stilata dagli editori è pesante quanto esplicita. Individua cause organiche purtroppo croniche e disfunzioni dilaganti, prive di terapia: a loro avviso i fattori della “modesta propensione” sono “il basso livello culturale della popolazione e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura”.