Una sveglia amara che diviene ogni giorno di più una voglia matta di andare finalmente a capo. Lungi dall’aver risolto i mali più gravi dell’Italia, l’esperienza al governo delle due forze politiche che compongono la compagine governativa è giunta ormai al redde rationem con tutta la velenosa spietatezza della realtà. Una realtà che impone alla politica e alle istituzioni di accantonare le armi della dialettica e della propaganda per mostrare al popolo, senza più nessun fronzolo, quali sono le strategie messe in campo e quali e quanti sono, soprattutto, i risultati raggiunti nell’azione di governo.

In questi tempi prodighi come non mai di parole e avidi all’inverosimile di fatti, l’ultima speranza di una svolta del Paese impressa da mani giovani ma motivate aveva spinto in massa gli italiani a perorare la causa di un governo targato Cinque stelle e a strappare all’irrilevanza dell’opposizione quella Lega divelta e offuscata dalla grigia parabola finale bossiana. Quali che fossero le aspirazioni e le speranze del corpo elettorale, a quasi un anno dal giuramento di Conte e dei suoi ministri molti italiani oggi non hanno  le stesse speranze e la stessa fiducia in un avvento nel cambiamento che avevano allora considerato. A mitigare le certezze e a spargere sfiducia e diffidenza sono i  tanti provvedimenti annunciati e puntualmente annacquati come sempre dalla melina parlamentare, i provvedimenti urlati a furor di microfoni e telecamere salvo repentine retromarce e diluvi di chiacchiere sparate a iosa da chi, invece di parlare, avrebbe tutto il potere, e il sacrosanto dovere, di fare quanto promesso.

E invece, piuttosto che al trionfo della politica “del fare” gli italiani sono stati costretti in questi mesi ad assistere alla politica “dell’apparire”, con ministri impegnati a tempo pieno a piantare su e giù per lo Stivale “tendoni” mediatici e caravanserragli a misura di adulatori. Uno spettacolo mesto e sconfortante per uomini di Stato che, al contrario, avrebbero il dovere di portare fiducia, credito e speranza nelle istituzioni e non una ricerca del consenso, promesse impossibili da mantenere e dichiarazioni d’intenti calibrate sul sondaggio del momento.

A guardare la realtà in cui siamo immersi, a chiunque capiti o sia capitato di fare i conti con le peripezie di una giustizia inefficiente e troppo spesso impotente, con le incapacità di un sistema sanitario votato al peggio e alle mille altre storture di una macchina amministrativa da mondare e rifondare, le dichiarazioni ad effetto di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, non sembrano rispondere alle esigenze di un popolo che ai suoi rappresentanti chiede risposte e non slogan a vanvera e men che meno parole vacue.In fondo l’azione del governo giallo-verde nella attuale società che mostra sintomi di dissoluzione dovrebbe consistere in qualcosa di più di un semplice contratto da rispettare.