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Ancora, nonostante i fallimenti governativi, gli sbandamenti (la connivenza con Renzi), le secessioni più o meno vere (NCD e Verdini), le pessime scelte elettorali (la più recente, quella suicida romana), FI pretende e reclama “la regia” di una kermesse, ossia “una grande manifestazione programmatica del centrodestra da tenersi a settembre”. “Un modo – aggiunge il foglio di famiglia – per riconfermare la centralità degli azzurri nell’ambito della coalizione” . Ribadisce che “la mega riunione del popolo di centrodestra più la comune battaglia contro le riforme costituzionali tendono ad avvicinare Carroccio ed azzurri”, anche se il primo è da tempo assente e sfuggente ed i secondi in trepida e fervida attesa del “grande ritorno” epocale.

“Il Giornale” non si accorge poi di lanciare una allarmante notizia boomerang, per moltissimi scontata, nel momento in cui accredita “scenari futuri” di trattative, magari astratte e velleitarie, di FI e del PD “solo dopo la sconfitta di Renzi al referendum e la sua uscita da palazzo Chigi”.

Nell’area di destra le iniziative sul tappeto mostrano limiti fortissimi o oltrepassano l’assurdo. Un movimento in via di riorganizzazione, pieno di reduci, presenta un “comitato per il no” fondato su motivazioni usurate (l’arcivetusta polemica contro la natura del potere renziano), prive di originalità e lontane da utili ed interessanti paralleli stranieri (l’intangibilità negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna del bicameralismo). D’altra parte anche il Comitato per il centro- sud del “No” degli azzurri è formato da chiari costituzionalisti ed esperti di diritto come Mara Carfagna, Nunzia Di Girolamo, Renata Polverini e Gianfranco Miccichè con l’unico veramente qualificato Francesco Paolo Sisto.

Si arriva poi, proprio nei giorni in cui il M5S, con i sodali autentici e naturali della sinistra estrema, propone l’estensione alle forze dell’ordine del reato di tortura, il foglio “ecumenico” della destra sforna “l’idea” di un cartello elettorale, M5S – Lega – FdI.

Occorre purtroppo ammettere che più di una volta la cultura o sedicente tale delude se non infastidisce. Un sessantaquattrenne, da informazioni Wikipedia, ricercatore universitario, che, nelle trasmissioni televisive di cui è ospite, pretende “puntigliosamente di essere presentato come storico”, formula, in difesa della materia, ancora “ammorbata” dal “persistente alito crociano”, denunzie quanto mai infondate e ricette incomprensibili.

A suo giudizio “la storia del comunismo e delle rivoluzioni socialiste (tema più “classico”) sinora non ha ricevuto l’attenzione necessaria (se si esclude il filone “criminalizzante e fazioso” dei Conquest o dei Courtois) ed esige una riflessione complessiva, non prevalentemente ideologica, non centrata sulla sola Russia o sulla solo dimensione statuale”. Quante tonnellate di carta sono state consumate per decantare le meraviglie ed i capolavori del “socialismo reale”, della Russia di “Baffone”, della Cina di Mao, della Cuba di Fidel e del Chè? Quanti corsi universitari o liceali sono stati dedicati all’analisi della realizzazione pratica del marxismo – leninismo, delle “lunghe marce” , della beatificazione delle lotte in America centrale ed in Asia, e alla demonizzazione di rivoluzioni, come quella ungherese?

Come segno di un netto cambiamento ideologico propone di “passare a paradigmi basato sul pensiero della complessità e sull’esame delle dinamiche controintuitive, esplicativi, avalutativi, internazionali, transdisciplinari, comparativi”.

Ogni commento è superfluo.