th-9

 

Premetto di non essere – in passato, presente e futuro – un difensore dell’attuale Carta Costituzionale, di cui conserverei, immutato, solo l’art. 12 (quello, per intenderci, in cui si sancisce che la bandiera italiana è il Tricolore Verde, Bianco e Rosso).

Di più, se devo essere sincero, trovo la nostra Carta RIBUTTANTE nei suoi contenuti, permeata come è di quel pauperismo sindacal-assistenziale di stampo catto-comunista, che ha prodotto istituzioni prive di autorevolezza ed un popolo di smidollati piagnoni, privi di senso del dovere, di spirito di appartenenza e di orgoglio nazionale.

Non per questo, tuttavia, mi basta un cambiamento purchessia per essere soddisfatto. Sia perché non si tocca la prima parte della Costituzione, portatrice delle citate malattie incurabili della Nazione; sia perché questo “scarabocchio” sulla seconda parte sortisce effetti opposti a quelli maliziosamente conclamati dai suoi redattori, e rinuncia – nella sostanza – a realizzare almeno 3 punti che ritengo ineludibili in una vera ridefinizione di competenze:

1) Abolizione del Senato;
2) Riforma in senso Presidenziale (o, in via residuale, semi-Presidenziale alla francese);
3) Inserimento in Costituzione di un tetto al prelievo fiscale sui redditi prodotti;

Secondo un vezzo consolidato, la sinistra quando governa impone riforme a maggioranza risicata (fu già così con la modifica del Titolo V), salvo rendersi conto ex-post che il “nuovo” crea più danni del “vecchio”.

IL CAMBIAMENTO – DI PER SE’ – NON E’ GARANZIA DI COSA BEN FATTA

Per indulgenza verso il lettore, tralascio le considerazioni di ordine squisitamente politico (la Costituzione, ovvero la definizione delle regole del gioco, non compete MAI al Governo ma al Parlamento nella sua globalità; qui siamo in presenza di un disegno di Legge portato in Aula dal Ministro delle Riforme, per la cui approvazione Renzi ha ricattato la sua maggioranza ponendo la questione di fiducia. La Costituzione dovrebbe contenere norme quadro, brevi e semplici, comprensibili a chiunque, mentre il testo Renzi-Boschi è un ibrido di riferimenti e richiami a norme e numeri), ed entro IN MEDIAS RES per confutare gli argomenti di chi sostiene che queste modifiche migliorerebbero il sistema.

A) SI ABOLISCE IL SENATO.
NON E’ VERO!

Il capolavoro della finzione renziana: il Senato RIMANE, sebbene
ridotto da 315 a 100 unità parlamentari. Invariata la struttura: sede, personale, centro studi, commissioni, pubblicazioni, servizi, luce, riscaldamento, autisti, buvette e quanto altro.

In cambio, i senatori non saranno più eletti con il voto degli italiani, ma verranno scelti (rectius, indicati dalle segreterie di partito) tra i sindaci ed i consiglieri regionali che – CONTEMPORANEAMENTE alla cura delle città e delle regioni per cui sono stati eletti – dovranno recarsi a Roma ad occuparsi di altro (e, certamente, non a loro spese).

Il Senato, nella proposta del Putto fiorentino, lungi dal non esistere più:

I) conserva poteri per le materie fondamentali:
– Modifiche alla Costituzione, Bilancio e Leggi Economiche, Leggi Elettorali, Politiche Europee, Questioni istituzionali e territoriali

II) esercita funzioni di raccordo:
con Istituzioni territoriali, fra Stato, Enti ed Unione Europea

III) partecipa direttamente all’attuazione e formazione di atti normativi e politiche UE

IV) valuta politiche pubbliche ed attività della Pubblica Amministrazione

V) verifica l’impatto politiche UE sui territori e l’attuazione delle leggi dello Stato

VI) esprime pareri sulle nomine governative

VII) ordina alla Camera di procedere all’esame di Disegni di Legge

VIII) approva i trattati internazionali dell’UE

IX) Concorre all’elezione del Presidente della Repubblica

E tutte queste funzioni, è bene ribadirlo, DOVREBBERO ESSERE SVOLTE DA “DOPOLAVORISTI” ELETTI PER AMMINISTRARE CITTA’ E REGIONI.

Insomma, la classica bufala di Renzi, che continua a sostenere – fra l’altro – come non esistano più le Provincie perché non vengono più citate nel suo testo. Peccato che – proprio in questi giorni – i consigli provinciali siano in corso di nomina; ma anche in questo caso, con la piccola differenza che i consiglieri non sono più votati dagli elettori ma scelti dai partiti, senza che la gente lo sappia.

B) SI RIDUCONO I COSTI DELLA POLITICA.
NON E’ VERO!

Gli Uffici Studi del Parlamento affermano che – volta che sarà a regime – il novellato assetto farebbe risparmiare alle casse dello Stato meno di 60 milioni all’anno. Basterebbe limare il rimborso che le associazioni amiche del PD intascano per fingere di occuparsi di clandestini, ed andremmo facilmente in pari.

C) L’ITER LEGISLATIVO SARA’ ABBREVIATO.
NON E’ VERO!

Premesso che – secondo prassi – le leggi Parlamentari (ovvero quelle che nascono su iniziativa di partiti, commissioni, o su istanza dei cittadini) sono poche, e limitate a questioni di principio (come accade ad esempio in materia di unioni gay, adozioni o liberalizzazione delle droghe), è giusto sapere che la quasi totalità delle norme segue 2 strade:

I) Decreti del Governo, che vengono convertiti in Legge entro 60 giorni dalle Camere

II) Leggi Delega al Governo, perchè definisca una determinata materia e la renda successivamente esecutiva per mezzo di regolamenti ministeriali. La durata media, in Parlamento, per questi atti è di 71 giorni; semmai, il ritardo è nella emanazione dei decreti delegati che dovrebbero consentirne l’applicazione. Ma la riforma NON tratta di questo tema, e non accorcia i tempi. Quindi, anche il monocameralismo PRESUNTO manterrà lo stesso imbuto.

Ma il vero tema, che si ricollega al precedente punto A), sta nel fatto che la riforma prevede ben 10 procedimenti legislativi diversi secondo gli argomenti ed i ruoli interessati. La lettura del Testo induce in un ginepraio di competenze da cui emergerà un numero di contenziosi per conflitto di attribuzioni da far impallidire i già devastanti effetti della modifica del Titolo V.
A dimostrazione di ciò, senza annoiarvi con ulteriori riferimenti, vi invito a guardare con attenzione la fotografia riprodotta qui sotto, dove si confronta il testo dell’articolo 70 come è ora “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” con quello che diverrebbe con la vittoria del si.

D) AUMENTA LA PARTECIPAZIONE POPOLARE.
NON E’ VERO!

Senato e Provincie, per quanto mostrato, continuano ad esistere
senza che siano più sottoposte alla scelta degli elettori; è aumentato il numero delle firme necessarie per chiedere l’indizione di iniziative popolari; si sottraggono ai referendum le domande inerenti i trattati internazionali (cioè, una volta di più, si cede sovranità)

E) LA RIFORMA VA FATTA, PERCHE’ SINORA NON SI E’ MAI CAMBIATO NULLA. NON E’ VERO!

Ribadito che “cambiare per cambiare” può portarci dalla padella alla brace, giova ricordare che – sia pure senza la pomposità del “Bomba” – sono state fatte oltre 15 modifiche al Testo originario, in materia di giusto processo, pareggio di bilancio, voto degli Italiani all’Estero. A ciò si aggiungono leggi di rango costituzionale che hanno introdotto sensibili variazioni all’assetto delle Istituzioni, come l’elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti di Regione.

Inoltre, nel 2005/06, il Parlamento approvò un testo che riduceva i parlamentari, introduceva il semi-presidenzialismo e dava attuazione al federalismo. Ma quella riforma fu bocciata dal successivo referendum, su spinta di sinistra, sindacati, ed informazione omologata, tutti contrari “all’autoritarismo del centrodestra”…

F) NON VIENE TOCCATA LA FORMA DI GOVERNO ED IL POTERE DEL PREMIER. NON E’ VERO!
Se, da un lato, si rinuncia alla scelta presidenzialista che
consentirebbe agli Italiani di scegliere direttamente a chi affidare il potere esecutivo, dall’altro si trasforma (anche per effetto della contestuale novazione della Legge Elettorale) l’attuale parlamentarismo in uno strumento sotto ricatto e condizionamento del premier che, anche con una estrema minoranza, finirebbe per negare ogni iniziativa politica ai “rappresentanti del popolo”. Si riducono gli elementi di controllo e si riducono i deputati al rango di servitori del Capo.

G) SE SI PERDE QUESTA OCCASIONE, NON SI CAMBIERA’ MAI PIU’.
NON E’ VERO!

E’ ben vero il contrario: se – sciaguratamente – dovesse entrare in
vigore il nuovo testo, allora con certezza la necessità di rendere più efficiente la “macchina istituzionale” non troverebbe più posto all’ordine del giorno per lungo tempo.

H) PER IL NO STANNO I VECCHI POLITICANTI

Come si chiama quel ragazzino che dice ogni giorno a reti unificate che perdere questa occasione sarebbe disastroso? Napolitano? Ha stoffa il ragazzo, si farà…

Insomma, ce ne sarebbe ancora parecchio da dire, ma credo di avere tediato a sufficienza chi ha avuto la cortesia di leggermi sin qui.

Fortunatamente, sempre più persone si stanno rendendo conto del bluff, e non è un caso che – di rilevazione in rilevazione – la crescita di chi intende votare NO è superiore a quella di chi intenderebbe confermare la riforma.

E, forse, non è un caso che qualche “utile idiota” (che la sinistra continua a sfornare a ciclo continuo), abbia pochi giorni fa depositato un ricorso sollevando la questione di costituzionalità sulla legge che regola questo tipo di referendum.

Se, come facile immaginare, il trend negativo per lui proseguisse, niente di più facile che sia proprio Renzi ad indirizzare la Corte verso una sospensiva od un rinvio della celebrazione del referendum.

Per un giullare – quale il premier si è mostrato agli occhi del mondo – niente di più facile che trasformarsi nel leggendario Bertoldo, che pretendeva di scegliere l’albero al quale essere impiccato, per rinviare sine die la propria esecuzione.