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Ora su Mario Monti incombe una condanna dura e severa dopo l’epocale bastonatura inflitta dal senatore all’occupante di palazzo Chigi, blandito da tanti poteri presenti (la Chiesa e quelli finanziari di Banca d’Italia) e occulti, a tutti noti.     Sono andato a rileggere l’ elenco non breve dei presidenti del Consiglio autentici dal 1946 al 2014 e non ne ho trovato uno, che fosse, al pari di Renzi, tanto digiuno e così inconsistente dal punto di vista culturale e costituzionale da non conoscere la natura, l’impostazione e soprattutto la ratio stessa dell’istituto del referendum.

Gli strateghi d’oltreoceano, preposti alla propaganda, hanno individuato questa ulteriore arma propagandistica di indubbio peso tra gli elettori aridi di cultura e all’oscuro dei grandi scontri e delle inevitabili contrapposizioni riassunta nell’opzione inderogabile e insuperabile sì – no. Pierluigi Battista (il sangue non è mai acqua) ha definito plasticamente , citando i precedenti storici del 1953 (anche se dovrebbe essere segnalato anche quello più significativo del 1946) e del 1974 quello dell’”accozzaglia” “un argomento sciocco senza fondamento storico” (perché ne esiste qualcuno tra i miliardi recitati dal toscano intelligente e documentato ?).

Il titolo dell’articolo di Monti icastico è “La teoria dell’”accozzaglia è totalmente contraria alla logica””. Ed il titolo è spiegato con spunti e valutazioni, che andrebbero adoperati in un corso accelerato di un redivivo maestro Manzi, per i tanti candidi, pronti ad ostentare stupore ed incredulità per la identica posizione assunta da Salvini e D’Alema, da De Mita e Berlusconi, da uomini della sinistra estrema e della destra autentica.

E’ certo comunque che altro “elemento contrario alla logica” politica e costituzionale, tale da traumatizzare e principalmente condizionare le anime innocenti, è del buio , in caso di successo del no, come se vivessimo con un altro   Luigi XV o in una repubblica sudamericana, una di quelle presa a modello dal gruppo di potere impossessatosi di palazzo Chigi.

Il “presidente” Renzi – scrive ironicamente Monti – “dovrebbe rivolgere le sue scuse alla logica e ai fatti per ripetute mancanze di rispetto nei loro confronti”.

L’ex capo del governo, in una puntigliosa rivisitazione dei fatti, nega di essere animato dalla voglia di riprendere il potere perduto. Il senatore ricorda di avere ottenuto “il potere” dal presidente della Repubblica e dal Parlamento, nel momento in cui “nessun politico le voleva”. Disegna una situazione contrapposta a quella di Renzi nel febbraio 2014 “andato a esigere il potere, con una risolutezza che gli si deve riconoscere”. Con tutta franchezza il collega, ex rettore della Bocconi, compie una valutazione irreale: l’aspirante autocrate, costruito in laboratorio, si impossessò della poltrona con prepotenza, con arroganza, con le spalle ben coperte dall’alto, come dimostra la dettagliata pianificazione dei posti di poteri, già da tempo avvenuta.

Dopo aver contestato alcune valutazioni del suo operato (un aspetto personale davvero poco attraente) fatte da Renzi, Monti conclude con il terzo dei passaggi, purtroppo ignorato dagli elementi di destra per il no, ora dediti “pancia a terra” nella lotta per le primarie, nelle quali si profilano le magiche candidature di Parisi e di Briatore!!!.

Luca Ricolfi, davvero non l’ultimo della cordata, ha spiegato sul “Sole 24 ore”, non su “Avvenire”, che la crescita dello spread nostrano non è dovuto ai rischi del referendum, ma ai rinnovati interrogativi sulla sostenibilità del debito pubblico italiano, collegati alle scelte di politica economica degli ultimi due anni, in cui ha spadroneggiato, grazie alla Banca d’Italia, improvvisatasi irrituale sponsor referendaria, e ad un’opposizione evanescente (i forzisti ) o macchiettistica (i grillini ed i leghisti), il conterraneo di Dante.