Il referendum sull’autonomia ha ottenuto un risultato di partecipazione straordinaria sia in Veneto, sia in Lombardia. Una chiara risposta dei cittadini che, in un periodo di disaffezione totale dalla politica, hanno dimostrato una volontà chiara e univoca. Basta pensare a un dato numerico che la dice lunga sul livello di partecipazione: in entrambi i referendum il numero dell’affluenza al voto è stato superiore a quello delle ultime elezioni regionali. Hanno provato in tutte le maniere a squalificare il significato del referendum consultivo per l’autonomia in Veneto e Lombardia. A partire dalla classe dirigente della sinistra, iniziando dalla Moretti al Ministro Martina per finire alla Serracchiani, che ha dato prova di essere subalterna alle nomenclature nazionali tutte impegnate a propagandare la diserzione dalle urne. A seguire va registrato il tentativo fallito dei grandi nomi della finanza illuminata e dell’imprenditoria come quello del trevigiano Luciano Benetton e del  “rampollo di casa” Matteo Marzotto. Nella cordata del disimpegno dal voto non è rimasta a guardare anche l’intellighenzia della cultura di sinistra: dal padovano Claudio Cupellini, uno dei registi della serie tv Gomorra, allo scrittore Massimo Carlotto per finire con l’autore Aldo Busi.

Ebbene, nonostante la grancassa massmediatica, non solo i veneti e i lombardi  sono andati a votare ma, il risultato dimostra  che esiste un blocco sociale tradizionalmente di centro destra, cattolico, riformista e federalista che è sicuramente maggioranza. Da oggi in poi Zaia e Maroni potranno chiedere, col supporto dei risultati referendari, al Governo di avviare una trattativa per ottenere maggiori competenze in venti materie concorrenti, tra cui il coordinamento della finanza pubblica, lavoro, energia, infrastrutture, e in tre per ora esclusive dello Stato: giustizia di Pace, istruzione e tutela dell’ambiente e dei beni culturali. In caso d’intesa fra Stato e Regioni il tutto dovrà tradursi in una legge che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta da entrambe le Camere.

Si avvia finalmente un percorso che chiede a Roma di porre nell’agenda della politica la “questione Settentrionale” assieme alla necessaria riforma di uno Stato che va rinnovato  assieme alle sue articolazioni. Un tema che riguarda soprattutto il centrodestra in vista delle prossime politiche e nel quale Destra può assumere un ruolo intelligente per rappresentare la forza simbolo del cambiamento Sistema Italia nel suo complesso. Una riforma per l’Italia da proporre con l’approfondimento e la comunicazione favorendo un progetto omogeneo che valorizzi  le politiche del sistema delle autonomie e la presenza politica territoriale.

Sarebbe un errore madornale lasciare solo alla Lega il compito di portavoce delle istanze autonomiste e federaliste accampando pericoli secessionisti o inesistenti suggestioni di tipo catalano. Il vento del Nord si è alzato e le sfide che ci attendono sono quelle imperniate sulla necessità di un rapporto nuovo dello Stato con il territorio, i cittadini, le famiglie, i corpi sociali. L’imperativo dev’essere diventare interpreti delle istanze del popolo e interlocutori capaci di ascoltare, comprendere, rispondere ed allo stesso tempo coinvolgere in un progetto più ampio che avvii, contestualmente all’autonomia,  una vera riforma dello Stato in senso federalista e Presidenzialista .

Solo così, non potrà essere messa mai in discussione l’Unità nazionale che rimane un valore primario della Destra Politica.