Theresa May si è dimessa dalla guida dei conservatori britannici. Le dimissioni formali sono giunte con una lettera al Comitato 1922, responsabile dell’organizzazione del Partito conservatore. Dopo avere ricevuto la missiva, il Comitato ha invitato gli aspiranti successori della May a presentare la propria candidatura. May resterà anche leader pro tempore del partito fino alla scelta del nuovo capo Tory.

Fra i Brexiteer più irriducibili, Boris Johnson vuole portare il Regno Unito fuori dall’Ue: con o senza un accordo. Cinquantaquattro anni, è stato uno degli artefici della vittoria della Brexit al referendum del 2016. Nominato ministro degli Esteri, è diventato la voce di punta dell’opposizione all’accordo di divorzio dall’Ue stipulato da Theresa May prima di dimettersi nel luglio scorso per difendere la sua posizione a favore di una hard Brexit. Già primo cittadino di Londra è popolare fra i militanti della base.

Michael Gove, ministro dell’Ambiente, ha posizioni più moderate sulla Brexit. Nel giugno 2016, Gove, allora manager della campagna per la successione di Boris Johnson a David Cameron, ritirò il suo endorsement la mattina in cui l’ex sindaco di Londra avrebbe dovuto annunciare ufficialmente la sua candidatura per mettersi in lizza. L’euroscettico Gove risultò terzo nel primo round del voto, dietro alla vincitrice finale Theresa May e ad Andrea Leadsom. Nativo di Edimburgo, il 51enne Gove ha studiato a Oxford. Prima di diventare deputato si occupava di giornalismo.

Ancora Jeremy Hunt, attuale ministro degli Esteri, ha sostituito Boris Johnson dopo le dimissioni, era tra le fila dei Remainer nel referendum del 2016. Dopo il referendum Hunt ha cambiato rotta avvicinandosi al campo degli euroscettici, deluso dall’approccio “arrogante” di Bruxelles nei negoziati. Dopo sei anni al ministero della Sanità, dal 2012 al 2018, si è guadagnato la fama di un politico coraggioso, pronto alle sfide. Si oppone all’eventualità di un’uscita dall’Ue senza accordo: “Sarebbe un suicidio“, avverte.

Andrea Leadsom, ritiratasi dal round finale per Downing Street nel 2016 dopo le critiche che si attirò per aver detto che essere madre la avvantaggiava su Theresa May, ministra per le Relazioni con il Parlamento, è una fervente fautrice della Brexit. Ammiratrice di Margaret Thatcher, la Leadsom 55 anni, ha lavorato a lungo in banca alla City di Londra. In politica si è fatta notare durante la campagna per il referendum del giugno 2016, quando era sottosegretario all’Energia per mezzo di interventi a vari dibattiti televisivi a favore del ritiro del Regno Unito dall’Ue. Ministro per la Brexit nel luglio 2018, Dominic Raab, si era dimesso quattro mesi dopo, perché in aperto contrasto con Theresa May sull’accordo di divorzio dall’Ue stipulato con Bruxelles, giudicandolo “cattivo per l’economia e la democrazia” britanniche, è un convinto euroscettico.

Segnaliamo inoltre un avvocato specializzato in diritto internazionale, una delle figure di punta della nuova guardia dei conservatori, già dipendente di una banca d’affari, figlio di un conducente di autobus pachistano, Sajid Javid 49 anni, è oggi un esponente influente del Partito conservatore. Nominato ad aprile 2018 alla guida del Ministero dell’Interno, questo sostenitore del thatcherismo e del libero mercato si era pronunciato contro la Brexit al referendum del 2016. Ha poi cambiato linea e ora perora l’uscita dall’Ue del Regno Unito.

Matt Hancock, quarantenne, ministro della Sanità, è la stella in ascesa dei Tories in crisi, un moderato considerato competente ed efficace sulla scena mediatica. Nel 2016 era contro la Brexit, poi si è allineato con i risultati del referendum e ha difeso l’accordo negoziato con l’Ue da Theresa May. Rory Stewart, Ministro dello Sviluppo Internazionale, 46 anni, ha oltre quindici anni di esperienza nel Foreign Office. E’ contro un’uscita dall’Ue senza accordo con Bruxelles. Kit Malthouse, cinquantadue anni, si distingue per la linea dell’unità del partito conservatore sulla Brexit: si può trovare un compromesso e arrivare a una linea comune tra Tories. 

Esther Mcvey, cinquantun anni, ex conduttrice televisiva, si è dimessa da ministro del Lavoro e delle pensioni a novembre, in polemica con l’accordo May per l’uscita del Regno Unito dalla Ue. McVey vuole “un taglio netto” con l’Unione europea. Mark Harper. Quarantanove anni, è stato sottosegretario all’Interno e al Dipartimento Lavoro e Pensioni tra il 2010 e il 2015. Sam Gyimah. Ex sottosegretario per l’Università, 42 anni, rappresenta in parlamento l’East Surrey. Ha appoggiato la richiesta di un secondo referendum. 

Downing Street intanto ha smentito che Theresa May possa tentare di restare primo ministro anche dopo l’elezione di un nuovo leader Tory, in caso si prospetti in Parlamento la possibilità di un immediato voto di sfiducia. Nigel Farage, a Downing Street, ha consegnato una lettera alla premier britannica, Theresa May chiedendo ufficialmente che, dopo il successo alle elezioni europee, il suo partito partecipi ai negoziati con Bruxelles sull’uscita dall’Ue.