Per capire perché la liaison tra i 5 Stelle e Pechino e le ripetute visite di Beppe Grillo al suo ambasciatore inquietino e preoccupino, bisogna considerare quanto sta venendo alla luce, con inquietante concomitanza, in un’Australia abituata a misurarsi con una Cina diventata da tempo il suo principale partner commerciale.

A dar retta alla storia di spionaggio che imperversa da giorni sui media australiani, Pechino non si accontenterebbe più dei lauti commerci, ma starebbe allungando le mani sulla politica di Canberra tentando di piazzare delle quinte colonne nel suo Parlamento. La storia, confermata dall’Asio (Australian Security Intelligence Organisation, l’agenzia d’intelligence australiana), viene alla luce dopo il ritrovamento, lo scorso marzo, in un hotel alla periferia di Melbourne del cadavere di Bo “Nick” Zhao, un militante del partito liberale australiano di origini cinesi proprietario di alcune concessionarie di auto di lusso. La morte misteriosa di Zhao è un vero colpo basso per l’Asio, che lo sta interrogando e gestendo per ricostruire il ruolo assegnatogli da una cellula dell’intelligence cinese.

Tutto comincia molti mesi prima quando, in vista della campagna elettorale per le elezioni dello scorso maggio, Nick viene agganciato da alcuni emissari di Pechino. Il commerciante d’auto naviga in cattive acque e le sue concessionarie oberate dai debiti chiudono una dopo l’altra. L’offerta di un milione di dollari australiani, pari a 620mila euro, per riprendere la politica attiva nelle fila liberali e finanziarsi una candidatura al parlamento nella circoscrizione di Chisholm, regno della comunità cinese di Melbourne, gli sembra un’ottima opportunità. L’ottimismo si trasforma in preoccupazione quando comprende che gli emissari di Pechino vogliono trasformarlo in una marionetta pronta a muoversi ai loro ordini dentro il Parlamento australiano. Preso dal panico, Nick si rivolge alla polizia, che lo trasferisce immediatamente a quegli uffici dell’Asio dove l’aspirante candidato incomincia a spifferare tutto. L’Asio, ingolosita, non si fa sfuggire l’opportunità di usarlo per individuare le ramificazioni della cellula di Pechino. Ma Nick non è un doppiogiochista di professione e viene, probabilmente, scoperto ed eliminato dai suoi controllori.

La sua morte conferma la pericolosità del gioco cinese. Un gioco che non si svolge solo sul terreno economico e non termina con l’acquisizione del monopolio degli scambi commerciali, ma punta al controllo politico delle nazioni per trasformarle da partner in Stati vassalli. Un giochino che in Australia può contare solo su piccole talpe isolate, ma che in Italia potrebbe aver raggiunto un livello più evoluto. Soprattutto se Pechino può già contare su un Beppe Grillo e su una Casaleggio & Associati pronti a mettere a disposizione non semplici peones, ma ministri appoggiati dalla più consistente formazione parlamentare.