La scena politica continua ad essere occupata e riempita dai due attori stranoti, il toscano e il lombardo, attorniati da gruppi più o meno folti di commedianti o addirittura si semplici comparse.

Il giovane ha assunto il ruolo di “laudator temporis acti”, cioè di quei “fantastici” e per fortuna dell’Italia “irripetibili” “1000 giorni”, spazzati via dal 62% degli elettori il 4 dicembre dello scorso anno. L’altro è tornato in campo, o meglio sul palcoscenico, perché per lui la politica non è altro che una lotta unicamente verso i grillini, pieni di intenzioni deleterie e di obiettivi al massimo detestabili.

Berlusconi – e l’aspetto non dovrebbe sfuggire ai tanti italiani, schierati contro la sinistra – non si cura con marginali critiche di facciata dell’altro e principalmente spera che gli elettori non sappiano che tale Di Battista, ex uomo di punta del M5S, ha firmato un libro, pubblicato da una casa editrice di proprietà proprio della famiglia Berlusconi.

Ma la politica vera e seria è fatta di problemi e di fatti concreti, tangibili e generali e non di copioni assegnati e predisposti in recondite “officine”.

A dettare invece i tempi e gli obiettivi non sono i cittadini ma più spesso, con ben altro peso e più determinate pretese gli industriali. In occasione dell’assemblea convocata a Milano e battezzata – “risum teneatis” – “Contro Leopolda” , come se qualcuno credesse nel mondo ad una disputa effettiva tra lo stesso Berlusconi e Renzi, il foglio dell’autocrate di Arcore ha vantato che Forza Italia “fa il pieno di imprenditori” e non di comuni cittadini, carichi di problemi familiari (il futuro dei figli e le pensioni). L’obiettivo operativo condizionante di un uomo di Stato autentico dovrebbero essere invece la creazione e non l’acquisto attraverso forti sgravi fiscali di posti di lavoro, e la sistemazione dei laureati delle facoltà umanistiche da impegnare nelle biblioteche, nelle aree archeologiche, negli archivi e nella salvaguardia dell’ambiente .

In ambito generale i prediletti sia di Renzi sia di Berlusconi godono per le aperture commerciali e fiscali della Cina, tanto che un amministratore di società ha riconosciuto le “ottime notizie per i prodotti made in Italy”. Tanto per gioco ma per un gioco amaro immaginiamo che tutta l’infatuazione sarebbe inesistente se a guidare e a determinare la politica di Pechino, in modo egemonico e con un assetto del tutto antidemocratico, fosse un movimento di destra. Del resto lo stesso cavaliere parla del comunismo come movimento politico scomparso!

Abbagliata ed affascinata dalle demagogiche ed inconcludenti elucubrazioni didattiche, denominate “scuola – lavoro”, all’opinione pubblica sfuggono fatti come quelli denunziati dal supplemento di un quotidiano assai diffuso (non è quindi “Avvenire” o “Libero”), Al centro di Roma, nel prestigioso Conservatorio di S. Cecilia le sale sono inagibili, gli impianti obsoleti, gli strumenti antichi inutilizzabili. Eppure si tratta di una struttura senza fondi, che “tutto il mondo ci invidia e chiede di frequentare”. Non abbiamo in Italia, per fortuna solo il Liceo “Virgilio” ma lamentiamo, ahimè, ministri della qualificazione della Fedeli, di Franceschini e, indimenticabile, la Gelmini.

La Meloni e Salvini, per rientrare nell’arido e deprimente campo politico, ascoltino due consigli; si dedichino al recupero dei milioni di astenuti, altrimenti in costante crescita, e portino Berlusconi ad un patto programmatico alternativo a quello renziano, preciso, univoco, non utopistico e non velleitario, costruito con uomini e donne coerenti, non con “quarte gambe” di reduci e non con arruolati di ignota provenienza e di ignoti obiettivi, i cosiddetti “esponenti della società civile”, cui l’ex presidente del Milan, senza ascoltare e consultare nessuno, ha attribuito 12 dei 20 posti del suo futuribile esecutivo.