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I governanti italiani si preoccupano in questi giorni della crisi bancaria, soprattutto e principalmente perchè ad essere coinvolto ed interessato in primo piano è un certo istituto di credito senese, da sempre feudo incontrastato della sinistra. Mesi or sono ansia ed agitazione si sono registrate attorno ad un’altra banca della “rossa” Toscana, le cui vicende sono state al centro di un infuocato scontro tra il “premier” ed il suo compagno di partito D’Alema.

A proposito del Renzi sarebbe stato più corretto, più educato ed elegante che la moglie con relativa foto avesse evitato di presentare (stavo per dire reclamizzare) il nobilissimo gesto compiuto dalla sorella del marito, adottando una bambina affetta dalla sindrome di Down. Un tempo tali decisioni sarebbero rimaste nel chiuso delle famiglie e degli intimi e non consegnati alla carta patinata.

Sono questi i giorni in cui lo stesso “capo del governo” ed un esponente della “destra” romana, capace di raggiungere nelle recenti amministrative percentuali di valore simile a quelle del prefisso telefonico della capitale, si sono dichiarati ostili a qualsiasi critica alla Raggi in questi primi faticosi, balbettanti, ma pur sempre esibizionistici passi da “sindaca”.

Sono queste ,però, purtroppo le ore amare e grigie della tragedia pugliese, di cui Sergio Rizzo segna e sottolinea i drammatici aspetti e le ancora più pesanti, ma imprecisate, responsabilità. L’editoriale si apre , rilevando il “colpevole” già noto: “la sciagurata non politica del non trasporto pubblico”, senza dire che si tratta di un’opzion  politica dei governi centristi e di centrosinistra, inclini per motivi clientelari e di favore economico, all'”asfalto contro la rotaia”. Onestà induce a precisare che la denunzia viene fatta, priva della matrice , così da renderla vaga, generica, inutilmente qualunquistica. Non viene sancito, pur in questi sconvolgenti momenti, come dovrebbe essere fatto, il fallimento inappellabile dell’istituto regionale, caparbiamente sostenuto dal PCI e dalla DC, assolutamente lontano dal promuovere programmi di salvaguardia e di tutela in due ambiti socialmente primari, la sanità ed i trasporti.

Il tutto – scrive ancora Rizzo – è frutto e conseguenza di “una demenziale ripartizione regionale frutto di un federalismo insensato e accattone. E se non esiste neppure un divario apprezzabile fra Nord e Sud […] di sicuro il Mezzogiorno è sempre più vicino all’Inferno”.

E’ inutile e, come sempre demagogo, il “presidente del Consiglio”, nel momento in cui proclama l’impegno a non fermarsi fino all’accertamento delle responsabilità. Potranno essere individuati i colpevoli materiali (forse da giustiziare sulla pubblica piazza ?), ma non si vorranno mai colpire gli autentici rei, tutti coloro, cioè, che in ambito nazionale o regionale hanno abbandonato le reti ferroviarie minori, sulle quali non è obbligatoria la tecnologia del bloccaggio automatico. In maniera ridicola Rizzo addebita la nascita del ritardo, addirittura alle scelte dei governi unitari, come se da allora non fossero poco meno di 150 anni con l’incredibile quadro odierno in Calabria, in Sicilia, in Basilicata, in Sicilia ed in Sardegna.

Ancora incompleto è il “Corriere della Sera” nel momento in cui pare accorgersi che Bari e Napoli sono ancora collegate con una linea a binario unico mentre dimentica che la stessa situazione si registra tra Roma e Pescara e che l’unica tratta abilitata alle “Frecce rosse” è la Roma – Venezia mentre ancora è impossibile utilizzare per esse l’Adriatica e la Tirrenica per Genova, Torino e la Francia.

I quotidiani hanno rilevato uno strano silenzio da parte di Salvini, a corto di argomenti, ammesso che ne abbia mai avuti, silenzio destinato a diventare ancora più forte nel leggere dei sacrosanti addebiti mossi al federalismo e della crisi del trasporto locale, gravitante sulle metropoli, a Torino a Genova, da Roma a Napoli, da Bari a Palermo, ma anche, in forme notissime a tutti”, sulla “capitale morale”, cioè Milano.