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Renzi cade rovinosamente e il Manifesto apre con un perfido “Bello ciao”. Ancora una volta gli eredi di Luigi Pintor azzeccano un titolo e la sinistra ex o/e post comunista può festeggiare la sconfitta del rottamatore rottamato.  Tanta, tanta allegria anche nei pentastellati, nel centrodestra e nella destra. Il bugiardissimo ha perso la sua scommessa 40 a 60 e (forse) si leva dalle scatole. Bene. Benissimo.

Cosa succederà adesso?  Le ipotesi sono molte e, per il momento tutte ben confuse. Di certo il PD si consumerà nell’ennesima ordalia interna mentre Berlusconi cercherà di riaprire una trattativa, tramite Mattarella, con i renziani superstiti. I grillini, Meloni e Salvini già chiedono — senza molta convinzione invero — elezioni subito. Vedremo e analizzeremo.

Ma, attenzione, la sconfitta di Renzi non è solo merito dei partiti e partitini d’opposizione, dell'”accozzaglia” multicolore del NO.  Anzi. Nessuno può intestarsi pienamente la vittoria. Lo schiaffone al bugiardissimo arriva dal profondo dell’Italia, è la risposta di un popolo umiliato, ingannato, deluso, terribilmente incazzato che non sopporta più mentitori e buonisti, arroganti e incompetenti, giornalisti e politici. Il “sistema”, insomma. Un’insofferenza assoluta che ieri si è sfogata nell’urna, colpendo a sangue il fiorentino e il suo teatrino di tristi marionette, e che domani potrebbe scagliarsi verso i suoi cloni, i suoi successori, magari i suoi oppositori.

Un consiglio ai “vittoriosi” d’oggi: non perdete troppo tempo a gloriarvi ma meditate invece sulla parabola del signor Renzi, ragionate sulle cause profonde della protesta, indagate lo scollamento tra “alto” e “basso”, tra “paese reale” e oligarchia.  Ovunque la rabbia monta. È tempo di rotture non di compromessi.