Ancora ed in base a quale miracolo è giunta dall’ Istat la notizia della crescita (12,7%) del tasso di disoccupazione rispetto al calo del bimestre dicembre – gennaio e +2,1% rispetto ad un anno fa . Sempre secondo lo stesso Istituto è calato di 44 mila unità il numero degli occupati con i senza lavoro giovani, giunti al 42, 6 % (+ 1,3% rispetto a gennaio). E’ stato poi ben specificato che i 79 mila nuovi assunti, tanto strombazzati, non significano assolutamente nuovi occupati ma possono essere tranquillamente transizioni dal tempo determinato e atri tipi. Dunque altro bluff! Si continua a ciurlare per il manico.

In una interessante nota ieri Polito si è occupato del “renzismo [che] si è fermato a Eboli” . Cioè ha alluso alla questione morale, che mette il Pd da Roma in giù [solo?] nelle mani di “notabili e cacicchi locali”. Polito – segnala poi – che il sindaco di Ischia è “uno capace di prendere 70 mila preferenze in tutto il Sud alle Europee, uno che fino a dieci anni fa stava in Forza Italia, un Nazareno ante litteram nella sua isola, che governava in un patto di ferro con la destra [quante ramazze inutilizzate !]. Più che una devianza, incarna cioè una filosofia politica molto diffusa nel Pd campano, spesso usato come un taxi da chi è a caccia di potere”.

Polito osserva che nel Mezzogiorno è “un estraneo” e non esiste regione meridionale “dove si possa dire che abbia cambiato verso al suo partito”. I governatori o aspiranti governatori sono uomini lontani dal “granduca”, perché sicuramente è lui ad essere lontano dal partito, dalla sua tradizione e dalla sua mentalità. Cosa abbiano in comune Renzi, Crocetta, Emiliano ed Oliverio nella disastrata Calabria, davvero non si sa, perché il dott. Renzi è un imposto, è un paracadutato, agisce ed opera a contatto, stavo per scrivere agli ordini, di staff, forti di altre vedute e di altre ambizioni, costruite e realizzate con misure normative imposte dall’alto (vedi la legge elettorale, con tanta perentorietà imposta dal “premier”).

Il partito democratico – continua l’editorialista – “nel Sud è spesso un verminaio in cui è impossibile mettere le mani senza sporcarsi e Renzi non ama sporcarsi”, data la sua inadeguatezza a confrontarsi con le situazioni scomode e non prefabbricate.

“Non è del resto un caso se nel governo non c’è neanche un ministro meridionale. Se la questione meridionale è stata ridotta all’utilizzo dei fondi Ue, se a gestirli c’è un signore di Reggio Emilia, se il Pd va in televisione parla solo con l’accento toscano o al massimo lodigiano di Guerini. Il Sud è rimasto un grande buco nero della politica italiana, uno spazio vuoto non riempito né da un’idea né da una classe dirigente di peso nazionale. Ed è un grande punto interrogativo sul nuovo Partito democratico di Renzi, ancora troppo diverso dal suo elettorato”.

E’ certo che se e quando tornerà a sbocciare la Destra, forte della lezione del passato, in cui ha operato caparbiamente ed incisivamente per il Sud, dovrà cercare in ogni modo di “colmare il grande buco nero della politica italiana”, abbandonando qualsiasi collusione con i leghisti, con cui si può creare al massimo un cartello elettorale temporale ben definito e ben articolato.

Prosegue il disfacimento di FI: anche Bondi e la sua compagna, commovente prova di familismo, hanno abbandonato Berlusconi e sono confluiti nel gruppo misto.