Sono stato due volte in Russia, sempre per lavoro e mai in vacanza. Non troppo a lungo, ma in forma sufficiente per non frequentare semplicemente musei e pinacoteche. Ho vissuto in case private, non in alberghi. Ho cenato con famiglie russe, ne ho approfondito modi di vivere, visione del mondo, impressioni.
Era parecchio tempo fa (1993-96), in una situazione molto più confusa dell’attuale, ma due cose si notavano:
1) lo smarrimento per essere passati da una condizione di superpotenza a quella di sconfitti nella “Guerra fredda”;
2) la volontà di tornare grandi, potenti, importanti, non appena ciò fosse stato possibile.
Si notava altresì l’amore incondizionato per la “Rodina”, la “madrepatria”, del tutto indipendente e scisso dagli errori, orrori e malefatte del regime sovietico. Qualcosa di tellurico, di ancestrale, di bellissimo per uno straniero proveniente – come me, in fondo – da una semplice “espressione geografica”.
Quando Putin ha iniziato a sventolare il vessillo del nazionalismo e a puntare sulla ricostruzione delle potenza russa, ho capito che una parte significativa del suo popolo gli sarebbe andata dietro.
Regime certamente illiberale, il suo, ma assolutamente conforme ad una tradizione millenaria che guarda alla sostanza del potere molto più che alla forma.
Un mondo che mi affascinò, così come – in circostanze del tutto diverse ma con attaccamento tellurico non inferiore – mi affascinò l’universo dei Boeri sudafricani, gente che si sentiva maggiormente africana di Zulu e Xhosa.
Nel caso russo, l’importanza enorme di Putin consiste nell’essere colui che si oppone, giorno dopo giorno, alle derive del mondialismo, della globalizzazione, del pensiero unico demototalitario, quello per cui al mondo conta solo l’economia e tutto il resto – Patria, tradizioni, interessi nazionali, usi e costumi – debbono essere sacrificati al Moloch del dio denaro e all’internazionalismo spurio della finanza. E il modo con cui Putin reagisce è brillante, colpisce a fondo l’universo di menzogne su cui è costruito il totalitarismo occidentale, che non è IN NULLA E PER NULLA diverso da altre forme di dispotismo, di cui è forse – ma ormai sempre meno – un po’ più sofisticato.
Penso che un Paese, grande o piccolo che sia, se riesce a rimanere o a diventare una Patria, ha ancora un futuro pure nell’orribile mondo odierno. Putin è riuscito a compiere questo miracolo. Non gli chiedo “certificati di democrazia”. I voti gli ha presi in misura schiacciante e, dal momento che li prendono anche certe facce patibolari del mondo occidentale, non vedo che cosa ci sia da stupirsi. Nella più probabile delle ipotesi, saranno ottimi manipolatori entrambi. E rubare il mestiere agli “unti e bisunti da Madonna Democrazia” è – già di per sé – un atto degno della massima lode…